17 Marzo 2010

Occhiali 3D, in Italia spada di Damocle per il cinema

Roma, 17 mar (Velino) – Controindicati per i bambini al di sotto dei sei anni, utilizzo limitato nel tempo (almeno un intervallo a spettacolo) e garanzia di una fornitura monouso: queste le tre indicazioni per gli occhiali 3D al cinema contenute nella circolare che il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha oggi firmato, alla luce delle considerazioni espresse dal Consiglio superiore di sanità, e inviato agli esercenti, ai dipartimenti di prevenzione delle Asl ed al Comando dei Nas. Tre misure richieste dal Codacons e appoggiate dall’ Adoc. E di cui al VELINO il presidente dell’ Anec (Associazione nazionale esercenti cinematografici) Paolo Protti sottolinea il carattere di "parere" e spiega: "Noi avevamo fissato la controindicazione per i bambini di tre anni e ora la estenderemo a sei. Poi ogni genitore eserciterà la sua patria potestà – afferma -. Provvederemo a far sì che ci sia un intervallo a spettacolo. E invitiamo a considerare la differenza di tecnologia tra una visione con occhiali monouso e una con quelli multiuso accuratamente disinfettati. In ballo ci sono la visone del film e gli standard adottati a livello internazionale". Un paio d’ occhiali usa e getta costa circa 0,54 centesimi di euro e quasi tutti i monouso attualmente provengono dal Sud-Est Asiatico. "Da considerare – osserva Protti – i problemi ambientali di smaltimento rifiuti". Mentre il prezzo degli occhiali riutilizzabili oscilla dai 25 ai 50 euro, arrivando anche a 70, più i costi di disinfezione, un investimento di cui si fanno carico "non solo gli esercenti – sottolinea il presidente dell’ Anec -, ma anche produttori e distributori". Oggi in Italia dopo le proteste delle associazioni consumatori sono "a rischio chiusura 300 sale cinematografiche – rileva Protti – e tra le migliori". Gli occhiali 3D provocherebbero nausea, mal di testa e, se non disinfettati bene, infezioni, in particolare congiuntiviti. "Si è più garantiti al cinema – afferma Protti – che in un qualsiasi supermercato nel provare vestiti e occhiali. È stupefacente – aggiunge – che su 14 milioni di spettatori di film in 3D in Italia non c’ è un solo caso accertato di disturbi per l’ utilizzo degli occhiali 3D. Anche se non escludo che, come dicono i medici, ci sono soggetti con problemi di vista che possono risultare sensibili alla visione in 3D". Sul caso della bimba di tre anni colpita da gonfiore dopo la visione di un film a Milano, Protti precisa che "ci sono elementi che destano dubbi e preoccupazione". E mentre gli occhiali 3D in Italia sono oggetto di scandalo, i film che sfruttano la nuova tecnologia inondano con successo i cinema. Il 2010 si è aperto con gli incassi record di " Avatar " e l’ ottima performance di " Alice in Wonderland ", e proseguirà con l’ uscita di " Dragon Trainer ", " Scontro tra Titani ", il documentario " Wild Ocean ", e poi ancora " Toy Story 3 " e " Harry Potter e i doni della morte ". Gli occhiali 3D saranno una spina nel fianco per la distribuzione di queste pellicole in Italia? "Chiediamo una fase di discussione aperta e obiettiva – ha scritto in una nota per la stampa il presidente Anica (l’ associazione delle industrie cinematografiche che raccoglie i produttori, i distributori e le industrie tecniche del cinema italiano) Paolo Ferrari -, un ‘ supplemento d’ inchiesta’ che, prima di prendere decisioni definitive, valuti tutti gli elementi in questione e trovi le soluzioni migliori per gli imprenditori, ma soprattutto per il pubblico, che ha mostrato di gradire molto la nuova tecnologia e si è per questo riavvicinato al cinema".

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