Occhiali 3D sotto accusa: stop sotto i 6 anni
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fonte:
- la Repubblica
MILANO – Anche il Consiglio Superiore della Sanità si è espresso, proponendo il divieto per i bambini al di sotto dei sei anni degli occhialini 3D al cinema e lo stop agli occhiali multiuso adottati in molte sale. La notizia arriva dopo l´ultimo episodio che ha visto per protagonista una piccola spettatrice, portata domenica pomeriggio a vedere «Alice in the Wonderland» al cinema Plinius di Milano, da gustare con gli occhialini che permettono una visione a più dimensioni: un genere di spettacolo che sta registrando un vero e proprio boom in Italia, con sette milioni e mezzo di spettatori lo scorso anno e i sei milioni e mezzo raggiunti in poco più di due mesi nel 2010, grazie a cine-fenomeni come Avatar o Up. La bimba di tre anni dopo qualche ora dalla visione del film ha accusato una forte infiammazione all´occhio sinistro, che si è gonfiato, certificata anche dai medici del pronto soccorso. L´episodio è stato diffuso dal Codacons, la stessa associazione dei consumatori che ha più volte sollevato il problema del potenziale pericolo degli occhiali 3D per gli effetti collaterali dovuti al multiuso, e aveva, proprio per questo, richiesto il parere del Css. Il Consiglio ha sottolineato che «per la visione di spettacoli cinematografici l´utilizzo degli occhiali 3D sia controindicato per i bambini al di sotto dei sei anni, limitato nel tempo per gli adulti, garantito con fornitura del tipo monouso agli spettatori». Fino ad ora i controlli dei Nas, che hanno sequestrato nei mesi scorsi più di settemila occhialini per la visione in 3D nei cinema, hanno riguardato il rispetto delle nostre di igienicità e la mancanza di istruzioni sull´uso. Se le nuove indicazioni del Consiglio superiore diventeranno norme, i controlli adesso potrebbero riguardare anche l´età degli spettatori che usano gli occhialini nelle sale. E in questa direzione ha già detto che si muoverà il Comando dei carabinieri della Salute. Ma per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, già da oggi lo spettatore che non avrà gli occhialini monouso al cinema «potrà chiedere dei danni di fronte a un giudice in quanto viene violato un parere di un organo come il Consiglio Superiore di Sanità». Gli occhialini ora nei cinema sono di due tipi e dipendono dalla tecnologia installata nella sala, quindi non esiste un unico tipo di occhiale per tutti i film in 3D, spiegano gli esercenti. C´è il modello Real-D, usa e getta, e i modelli Dolby e X-Pand, che invece vanno puliti e sterilizzati dopo ogni utilizzo, prima di essere riconsegnati agli spettatori dello spettacolo successivo. La pulitura può avvenire a mano, con salviette igienizzanti usate indossando guanti in lattice, o in speciali macchinari lava-occhiali. Il cinema Plinius, tra l´altro, ha questo sistema di lavaggio con macchina e detergente antibatterico: un mese fa aveva ricevuto un controllo da parte Nas che non avevano riscontrato nulla di anomalo. «Da quando abbiamo il 3D abbiamo avuto 70 mila spettatori e mai nessun problema» dicono dalla direzione del cinema milanese. «E’ doveroso da parte degli esercenti fornire gli occhiali a riciclo perfettamente puliti e disinfettati – spiega Paolo Protti, presidente dell´Anec, l´Associazione nazionale esercenti cinema – . E’ vero che non è obbligatorio, perché siamo in assenza di una normativa specifica, così come non esiste all´estero dove il 3D è altrettanto diffuso che in Italia. Ma non c´è normativa neppure per chi affitta un paio di scarponi o noleggia un motorino con casco. La salute dei nostri clienti è il nostro primo impegno, e a me risulta che la pulitura dei multiuso si faccia nei cinema. Se c´era qualche disattenzione con la esplosione di Avatar siamo intervenuti perché tutti siano coscienti del problema e lo affrontino. Abbiamo dato – conclude – direttive a tutte le sale in modo che seguano una procedura di trasparenza e informazione per i milioni di spettatori in Italia che usano gli occhialini 3D».
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