16 Marzo 2010

Al cinema con gli occhiali 3D Bambina ricoverata in pronto soccorso

 A 3 anni è finita al Pronto soccorso oftalmico del Fatebenefratelli per un’ infiammazione acuta all’ occhio, dopo avere visto il film in 3D Alice in the Wonderland. Sotto accusa ora ci sono gli occhiali usati dalla bambina per assistere all’ avventura epica di Tim Burton. Il Codacons, che ha raccolto le proteste di Monica Camozzi, madre della bimba, ha intenzione di fare causa alla sala cinematografica. Spiega Antonio Scialdone, primario dell’ Oftalmico Fatebenefratelli: «L’ occhio della bimba può essersi infiammato per problemi di congiuntivite o di sinusite. Certo, è impossibile escludere che la causa dell’ infiammazione sia dovuta agli occhiali, soprattutto se prima sono stati indossati da uno spettatore con la congiuntivite…». Per il Consiglio superiore di sanità l’ utilizzo degli occhiali speciali che fanno entrare nel film lo spettatore è «controindicato al di sotto dei 6 anni». Non solo: «Il loro uso dev’ essere limitato a una singola persona». L’ organo consultivo tecnico-scientifico del ministero della Salute si è occupato della questione nella sua seduta del 2 marzo. Il parere è stato diramato anche su sollecitazione del Codacons (il Coordinamento delle associazioni e dei comitati di tutela dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) e dopo che i Nas hanno sequestrato migliaia di occhiali 3D in commercio senza le necessarie spiegazioni in italiano. Scrive il Consiglio superiore di sanità: «Qualche disturbo di ordine funzionale, senza determinare danni o patologie irreversibili, può insorgere in soggetti di tenera età, sia perché ancora la visione binoculare non è presente o non è del tutto consolidata, sia perché essi possono essere affetti da strabismo o da ambliopia o da altro difetto visivo (diagnosticato o meno) sia perché possono trovarsi in fase di riabilitazione del visus; tali disturbi possono riguardare anche gli adulti qualora lo spettacolo, osservato in stereopsi, si prolunghi per un tempo eccessivo senza interruzione di continuità». Anche per gli adulti, insomma, è meglio limitare l’ uso degli occhiali che catapultano nello schermo cinematografico. Per il Consiglio superiore di sanità, comunque, quelli in 3D non rientrano nella categoria occhiali e non necessitano dunque del marchio Ce.

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