11 Marzo 2010

L’ AQUILA – Un inferno bianco :migliaia di persone all’ addiaccio sull’A24

L’ AQUILA – Un inferno bianco. Un girone dantesco. Migliaia di persone all’ addiaccio, bloccate dalla bufera di neve, sull’ autostrada Roma – L’ Aquila, nel tratto tra la galleria Sant’ Angelo e il viadotto di Pietrasecca, con i caselli di Carsoli e Tagliacozzo "stazioni" di una Via Crucis durata per alcuni nove ore, per altri almeno sette. Scene bibliche in un’ odissea senza fine, che ha ricordato a molti le sofferenze recenti del terremoto: auto, pullman, Tir e migliaia di anime in pena alla ricerca, invano, di una via di fuga dall’ "inferno bianco". Sembra non esserci davvero pace per chi sconta ancora i disagi del sisma, costretto, l’ altra notte, a vivere un’ incredibile e disastrosa disavventura, con il rischio reale dell’ incolumità pubblica. Arriva solo dopo oltre sette ore il primo dei pullman di linea dell’ Arpa, Roma – L’ Aquila, rimasto bloccato insieme a centinaia di veicoli. Scortato dagli spazzaneve, il bus si ferma davanti al Motel Amiternum, all’ Aquila, all’ 1.20. Situazione analoga anche per i mezzi delle corse successive: il bus delle 17.45 arriva all’ Aquila alle 2. Va addirittura peggio agli utenti della corsa delle 18.45, una delle più affollate dai pendolari, a "casa" alle 3, con un viaggio di nove ore. «E’ una cosa incredibile – commenta Cesare Del Campanile, passeggero dell’ autobus Arpa delle 17.45 -: mentre ci fanno pagare il pedaggio per "autostrada di montagna", bastano 10 centimetri di neve per la paralisi del traffico. Ho visto gente che spargeva il sale a mano. Il mio pullman è rimasto bloccato sul viadotto Pietrasecca, su uno strapiombo di 84 metri, un vero e proprio incubo per chi ha vissuto il terremoto del 6 aprile». La paura maggiore è per le persone bloccate sotto la galleria, soccorse con acqua, generi di conforto e mille coperte dai ventuno volontari della Croce Rossa, intervenuti con sei mezzi. Assistita anche una donna incinta all’ ottavo mese. C’ è chi resta quattro ore nella galleria di Pietrasecca. E’ il caso di Angela Maria Sevi, partita alle 16,15 da Roma, dove lavora: «Siamo usciti dal tunnel, ma dopo altri cento metri ci siamo fermati di nuovo. A mezzanotte ci hanno portato biscotti e coperte. Per il bagno ci siamo adattati uscendo alla spicciolata. Una brutta avventura, ma almeno stavamo al caldo». Sprizza rabbia, invece, Edoardo Lunadei. Lui a Roma è andato con la moglie per una visita. «E’ stato un inferno – dice -: Isoradio continuava a dare notizie sbagliate, siamo rimasti ore e ore su un viadotto, intrappolati come i topi. Se ci fosse stata una scossa cosa sarebbe accaduto? Alle 18,15 sono uscito a Carsoli, per fare la vecchia Tiburtina. Ma anche lì era tutto fermo. Così sono passato per Rieti e sono arrivato all’ Aquila alle cinque del mattino». A complicare la situazione anche due incidenti con mezzi pesanti. «E’ incredibile che nessuno abbia chiuso l’ A24, come se non si potesse prevedere la neve e la bufera» afferma Gaetano De Luca, ricercatore dell’ Ingv, partito nel pomeriggio da Roma. La Strada dei Parchi si scusa e dà la colpa ai Tir; l’ Ispettorato di vigilanza sulle concessioni autostradali dell’ Anas (Ivca) apre una verifica ispettiva e convoca «la società concessionaria per un esame approfondito degli accadimenti e della gestione dell’ emergenza neve e della comunicazione sull’ A24»; il prefetto dell’ Aquila Franco Gabrielli invia un dossier alla Procura per verificare le modalità con cui la società ha condotto le operazioni di emergenza; l’ Arpa (Autolinee regionali pubbliche abruzzesi) «promuoverà tutte le azioni possibili in via legale per chiedere alla società Strada dei Parchi il risarcimento dei danni economici causati dal blocco»; gli utenti annunciano una class action e fioccano gli esposti al Codacons; i parlamentari del Pd, Tommaso Ginoble, Lanfranco Tenaglia e Rodolfo Viola, rivolgono un’ interrogazione al ministro Altero Matteoli «perché faccia chiarezza». L’ emergenza è finita poco dopo le 3 del mattino e, adesso, siamo alla resa dei conti.

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