5 Marzo 2010

TuttoMilano

Caro Besana, ho letto con stupore una sentenza del Tribunale civile di Milano che in pratica stabilisce il divieto di passeggiare o andare in bicicletta sull’ alzaia del Naviglio. Ironie a parte, visto che si tratta di un caso di cronaca dai risvolti drammatici, mi spiego meglio. Una sentenza della terza sezione civile del Tribunale di Milano ha ritenuto il Parco del Ticino corresponsabile della morte di una pensionata di 71 anni di Robecco sul Naviglio, che nel giugno del 2002 cadde nel canale con la sua bicicletta dopo essersi scontrata contro quella guidata da un ragazzino di 13 anni, che procedeva in direzione opposta. Non il ragazzino e i suoi tutori (credo, i genitori), ma il canale! Ora, il Naviglio Grande con relativa alzaia è lì dal 1177, ma per il tribunale di Milano se ci cadi dentro la colpa è del canale. Sentenza rivoluzionaria. Personalmente, fossi stato al posto dell’ emerito magistrato avrei aperto un fascicolo contro il progettista del Naviglio con relativo avviso di garanzia. Non si hanno al momento notizie di azioni legali intraprese da Codacons e compagnia bella. Strano. Solitamente, infatti, sul terreno pesante intervengono prontamente… Il bello è che nella stessa giornata l’ Associazione nazionale magistrati in un comunicato ha lanciato l’ ac corato appello: "Basta attacchi alla magistratura". Mi consenta la colorita espressione in dialetto milanese: che congrega de baràvai, o mei, de barlafus. Roberto Manzoni Caro Manzoni, traduciamo per i non milanesi: baràvai e barlafus sono inutili cianfrusaglie. Il tribunale ha ritenuto corresponsabili sia il ragazzo sia il Parco del Ticino, nel cui territorio scorre quel tratto del Naviglio, e ha condannato l’ Ente a risarcire la famiglia della vittima con 500 mila euro. Ha infatti rilevato la mancanza di protezioni, la cui messa in opera, oltre a costare sui 5 milioni di euro, non è tuttavia compatibile con la storia e il contesto paesistico dell’ antico manufatto. Risultato: pista chiusa. Nel resto d’ Europa, a quanto pare, le ciclabili lungo fiumi e canali non presentano barriere di sorta.

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