25 Febbraio 2010

Cipaf, niente interrogatorio per l’ ex Cda

 
BUJA. Il Pm ha ritirato la richiesta di misura interdittiva per due mesi a carico degli ormai ex componenti del Consiglio di amministrazione del Cipaf, che quindi domani non dovranno comparire davanti al Gip del Tribunale di Tolmezzo. A confermare la svolta, che era prevedibile dopo il passaggio di mano del cda indagato con l’ ipotesi di reato di abuso d’ ufficio, è stato Luca Ponti, l’ avvocato difensore del Cipaf che lunedì scorso a Gemona, nel corso dell’ assemblea dei soci, peraltro aveva già anticipato il filone difensivo scelto dagli ex appartenenti al Cda. Il nocciolo dell’ inchiesta, lo ricordiamo, interessa il nuovo depuratore in corso di realizzazione al Cipaf, un’ opera da 3,2 milioni di euro finanziata con soldi pubblici e, secondo l’ accusa, inutile e nemmeno in grado di funzionare. Peraltro, dopo un esposto del Codacons, i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale, hanno allargato le indagini all’ intero sistema di recupero delle acque di raffreddamento e di quelle sporche della zona industriale (vecchio depuratore compreso) che è finito in pieno sotto accusa. Secondo una serie di verifiche e perizie, parte delle quali sono ancora in corso, il sistema di depurazione delle acque reflue non funzionerebbe adeguatamente per la commistione, vietata dalla legge, delle acque "pulite" di raffreddamento degli impianti delle grandi industrie e quelle sporche. Commistione questa che, per un "effetto diluente", farebbe superare alle acque che scaricano in un canale e quindi nel Tagliamento tutti i controlli anti-inquinamento. Il tutto quindi, sempre secondo l’ accusa, per una carenza nel sistema di depurazione della zona industriale, incapace di separare le acque reflue da quelle di raffreddamento. Per questo la Procura sostiene che l’ ex presidente della Provincia, Marzio Strassoldo, abbia favorito i due grandi imprenditori della zona Giovanni Fantoni e Andrea Pittini procurando loro un ingiusto vantaggio con la realizzazione dell’ impianto di depurazione da 3,2 milioni, capace di "coprire" le inefficienze del sistema di depurazione della zona industriale e in particolare delle due grandi industrie. Di qui, quindi, l’ accusa di abuso d’ ufficio non solo per Strassoldo, Pittini e i due progettisti del maxi-depuratore, ma anche per i sette ex componenti del cda, dimessisi nell’ ultima assemblea dei soci che ha portato all’ elezione di un nuovo cda e del presidente Ivano Benvenuti. «Ora – ha spiegato l’ avvocato Luca Ponti – se non ci saranno altre novità attendiamo con serenità la chiusura delle indagini». Lo stesso legale, davanti ai soci, aveva peraltro anticipato la linea difensiva degli ex amministratori accusati di aver favorito gli interessi dei grandi industriali. «Favorire due soci del consorzio fa parte dei compiti dello stesso», aveva detto Ponti. L’ indagine però va avanti con i carabinieri del Nucleo investigativo che in questi giorni hanno sentito nella zona industriale anche una serie di piccoli imprenditori. Ricordiamo che i militari dell’ Arma, coordinati dal Procuratore di Tolmezzo, Giancarlo Buonocore, stanno indagando anche sulle ipotesi di reato di frode in pubbliche forniture, illeciti ambientali e pure concussione.
 

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