L’inflazione colpisce la spesa della famiglia
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fonte:
- Il Mattino
DA M ILANO
Cresce l’inflazione a gennaio. Ma con dati double face . Nelle rilevazioni del– l’Istat sull’indice dei prezzi a inizio anno diffusi ieri c’è innanzitutto il dato complessivo che vede l’inflazione crescere – ancora in maniera contenuta, ma tanto da far dimenticare la gelata estiva – dell’1,3% su base annua e dello 0,1% su base mensile. L’aumento dei prezzi al consumo in Italia, secondo l’Istituto di statistica, ha risentito delle tensioni sui prezzi dei beni e dei rialzi sui beni energetici (+ 0,9% su base congiunturale). Gli incrementi su base mensile più rilevanti hanno interessato i prezzi dei trasporti e dei servizi sanitari e spese per la salute (cresciuti dello 0,5%). Diminuzioni a livello congiunturale per i prezzi delle comunicazioni (-0,7%) e della ricreazione, spettacolo e cultura (-0,4%).
E c’è poi il dato particolare. Perché se i dati aggregati mostrano un’accelerazione dell’inflazione tutto sommato contenuta, in realtà, leggendo le rilevazioni sui beni acquistati ad alta frequenza, ovvero quelli della spesa di tutti i giorni, il discorso si fa più complesso e indicativo della ripresa del carovita: i prezzi, in questo caso, sono aumentati addirittura del 2,5% su base annua e dello 0,3% su base mensile.
Numeri che hanno scatenato subito una pioggia di reazioni.
Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, si tratta di «segnali preoccupanti. Per alcune categorie, come pensionati e cassintegrati possono accentuarsi le difficoltà». Ancora più dure le associazioni dei consumatori: «Un dato molto allarmante che dimostra lo scostamento tra l’indice dell’inflazione e il costo reale della vita», denuncia il Codacons. L’associazione torna quindi a contestare il nuovo paniere 2010, perché «non tiene in alcun conto la crisi in atto: è calato il peso dei beni ad alta frequenza di acquisto per antonomasia, come gli alimentari, ed è salito il peso di voci a media o bassa frequenza di acquisto come ricreazione, spettacoli e cultura, servizi ricettivi e di ristorazione, ai quali si può anche rinunciare quando le cose non vanno per il meglio ». Non sono meno teneri Adusbef e Federconsumatori: «La crescita del tasso d’inflazione a questi livelli contribuisce a debilitare ulteriormente le condizioni già precarie delle famiglie, comportando un aumento di 390 euro annui». E aggiungono: «La conferma del tasso di inflazione all’1,3% nel mese di gennaio è un dato in contraddizione con l’andamento economico della domanda di mercato, che ha conosciuto una fortissima contrazione dei consumi (da – 2,5% a -3%) e una caduta verticale dei redditi della famiglie (-1,9%)», spiegano le due associazioni, invocando «l’intervento del Governo per avviare maggiori controlli sul versante delle speculazioni». Per la Cia-Confederazione italiana agricoltori «il crollo delle quotazioni alla produzione agricola (-13,5% nel 2009) ha contribuito a contenere l’inflazione, ma questo ha avuto riflessi fortemente negativi per i produttori che hanno visto una discesa record dei redditi (- 25,3%)».
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