18 Febbraio 2010

Scandalo depurazione “Così i rifiuti tossici finivano nel fiume”

Al processo sentiti i testimoni.

Fanghi di depurazione non smaltiti, (con un risparmio per i gestori di circa 133mila euro), reflui – tra i quali anche rifiuti tossici "mascherati" delle concerie – finiti direttamente nel fiume.
Sono alcune delle gravi accuse emerse ieri nel processo sul presunto malfunzionamento del depuratore di via De Luca.
I giudici del Tribunale di Salerno hanno ascoltato come testimone un maresciallo dei Carabinieri del Noe che ha seguito l’ indagine avviata dalla procura nell’ estate 2003, quando strane chiazze scure furono notate nelle acque del mare salernitano.
Nel mirino della magistratura sono finiti Gaetano Corbo, dirigente di gestione dell’ impianto; Antonio Manzi, responsabile della gestione rifiuti; Fulvia Cuozzo, capo del laboratorio di analisi; Achille Mughini, presidente della societ? "Servizi idrici integrati salernitani" e l’ addetto al laboratorio Gaetano Gambardella.
Il testimone ha confermato le tesi dell’ accusa, secondo la quale i reflui industriali e quelli fognari (circa 150mila metri cubi al giorno) «non erano sottoposti ad alcun trattamento di depurazione».
Parti civili nel processo sono Legambiente Campania (avvocato Bartiromo), il Codacons e il comune di Pontecagnano.

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