1 Gennaio 2010

Via alla class action delle polemiche

DA LASTAMPA.IT

TORINO Al via da oggi la class action e i consumatori sferrano subito il primo attacco contro il sistema bancario. L’ azione legale collettiva, introdotta per la prima volta con la Finanziaria 2008 del governo Prodi e più volte rinviata, entra finalmente in vigore anche in Italia: i cittadini potranno fare causa comune in tribunale per ottenere il risarcimento per illeciti avvenuti a partire dal 16 agosto 2009. E il primo a presentarsi in tribunale è stato il Codacons, che ha citato Intesa Sanpaolo e Unicredit per le nuove commissioni bancarie sostitutive del massimo scoperto. Un’ azione contro le banche, dunque, proprio con questa class action, delineata dal governo Berlusconi, da cui sono escluse le vittime dei più clamorosi crack finanziari del passato, Cirio e Parmalat: la nuova disciplina esclude infatti la retroattività. Oggi inoltre, fra le critiche dei consumatori, debutta anche la class action contro la pubblica amministrazione. La prima azione collettiva italiana si basa sulle recenti critiche alle banche dell’ Antitrust, secondo cui gli istituti di credito avrebbero compensato l’ eliminazione del ‘ massimo scopertò con nuove e più costose commissioni, anche 15 volte più care. “Se i giudici dovessero accogliere le istanze dell’ associazione – afferma il Codacons – migliaia di correntisti dei due istituti potranno aderire alla class action chiedendo di essere risarciti per le maggiori spese sostenute e senza necessità di rivolgersi al giudice. La somma richiesta in giudizio si calcola che sarà pari a un miliardo di euro per ciascuna banca”. E la mossa del Codacons è stata subito appoggiata da Adusbef e Federconsumatori che, seppure con prudenza, hanno lanciato l’ invito a creare un “vasto fronte associativo” per vincere la “battaglia” contro le banche. L’ istituto giuridico della class action era stato introdotto con la Finanziaria 2008 e sarebbe dovuto entrare in vigore a giugno dello stesso anno, ma il governo Berlusconi decise di rimettere mano alla normativa e stabilì con la manovra triennale una prima proroga al 1 gennaio 2009, poi un successivo slittamento al 1 luglio 2009 e con il dl anticrisi si è deciso che non sarebbe partita prima del gennaio 2010. Nel frattempo, sono cambiate alcune caratteristiche fondamentali del progetto iniziale e, anche per questo, i consumatori ripongono poche speranze nella possibilità di ottenere i risarcimenti. In particolare perchè, lamenta Paolo Landi dell’ Adiconsum, “affida ai consumatori l’ onere di avviare un’ azione collettiva quando gli stessi hanno già difficoltà a ricorrere al giudice per i propri problemi”. Secondo i consumatori, per avere una class action efficace il testo deve essere migliorato sulla falsariga delle norme già in atto nei vari Paesi europei, compresi Portogallo e Grecia. Dubbi non condivisi dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che naturalmente celebra il nuovo istituto. “Anche in Italia – afferma – diventa operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori, che finora mancava nella nostra legislazione e che è già operativo nella gran parte degli altri paesi sviluppati. Anche danni di modesta entità ai diritti dei consumatori, che singoli individui non avrebbero interesse a rivendicare in via giudiziaria, potranno essere fatti valere grazie al meccanismo dell’ azione collettiva, che consente di abbattere i costi processuali e dare maggiore forza ai consumatori, nei confronti soprattutto delle grandi imprese”. Parole che per il Pd sono solo “propaganda”, perchè la class action è stata “mutilata” rispetto alla legge voluta dal governo Prodi. È infatti “un’ arma spuntata”, con “molti limiti, come il fatto che il cittadino ha bisogno di un avvocato per avviare un’ azione, che di collettivo ha ben poco”. E “al contrario di quanto accadde con Prodi, quando ci fu la sollevazione delle grandi imprese, questa legge passa con il silenzio dei grandi gruppi industriali”.

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