Class action con trucco “salva-Stato”
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fonte:
- Il Secolo XIX
Roma. Era stata annunciata come una rivoluzione in arrivo con il nuovo anno dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Ma la class action contro ministeri, enti pubblici vari, sanità e servizi in concessione, treni compresi, sembra che si sia dissolta o quantomeno sia rimasta ferma al palo, in attesa di ulteriori chiarimenti e decreti di palazzo Chigi. Così almeno la pensa il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, che è rimasto di stucco quando ha letto il testo della legge pubblicato il 2 gennaio sulla Gazzetta Ufficiale. «E’ successo che sono scomparse le date dell’ entrata in vigore della class action pubblica, che erano invece previste nel precedente schema di legge, cioè gennaio aprile e luglio, in relazione ai diversi settori interessati, vale a dire ministeri, enti locali e servizi in concessione. A questo punto, bisognerà aspettare che, con futuri e incerti decreti, vengano fissati gli standard qualitativi in base ai quali i cittadini potranno ricorrere al giudice per far valere le loro ragioni». In poche parole, la versione della legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, in particolare l’ articolo 7, neutralizzerebbe di fatto la class action contro la pubblica amministrazione, rinviando la sua efficacia a data da destinarsi. Che cosa è successo? «Non lo sappiamo – spiega Rienzi al Secolo XIX – ma la modifica in corsa ci sembra grave. Il sospetto è che la raffica di azioni collettive che abbiamo avviato e annunciato nel settore privato abbia fatto scattare un campanello d’ allarme e che sia stata trovata questa scappatoia per evitare analoghi problemi nella pubblica amministrazione, che non brilla per efficienza». Se davvero le cose stanno così, la class action pubblica, fiore all’ occhiello del ministro anti-fannulloni, c’ è ma non si può usare e quindi, secondo il Codacons, è come se non ci fosse. Da parte loro, i collaboratori di Brunetta non intendono replicare direttamente alle accuse di Rienzi, limitandosi a sottolineare che l’ entrata in vigore della class action pubblica richieda una serie di passaggi ampiamente previsti. Toccherà infatti a un’ apposita Authority, insediatasi il 23 dicembre e presieduta dal professor Antonio Martone, fissare gli standard qualitativi dei servizi erogati ai cittadini senza i quali non sarebbe possibile ricorrere al giudice. Si dovrà stabilire, per esempio, quale deve essere considerato il corretto tempo medio di attesa per una Tac o un altro esame diagnostico richiesto al servizio sanitario. E solo dopo il cittadino potrà rivolgersi al giudice per ottenere il rispetto dei tempi se l’ attesa si prolunga oltre lo standard stabilito. Vale la pena di ricordare che proprio questa procedura piuttosto complicata e affidata una nuova Autorità costituita ad hoc fece storcere il naso al ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, che rallentò il via libera del provvedimento, mandando su tutte le furie l’ impaziente Brunetta. Ma, a quanto pare, ora bisognerà ancora aspettare per contestare i disservizi della pubblica amministrazione e dei vari concessionari, da Trenitalia alle Municipalizzate che gestiscono luce, gas, acqua, rifiuti e via dicendo. E c’ è il rischio che all’ attesa subentri poi la delusione, perché la tanto decantata class action pubblica non prevede sanzioni contro la burocrazia e i suoi derivati. Proprio così: il giudice potrà infatti solo ripristinare un comportamento corretto in base agli standard qualitativi fissati dall’ Authority ma non avrà il potere di sanzionare l’ amministrazione che si è comportata scorrettamente o ha provocato un danno al cittadino. In questi casi, l’ utente dovrà seguire le vie ordinarie se vuole ottenere soddisfazione e magari un risarcimento. Sono questi i motivi che inducono le altre organizzazioni dei consumatori a non agitarsi più di tanto di fronte a un testo che allungherebbe i tempi dell’ azione pubblica: «Siamo di fronte a una class action mediatica, priva di sanzioni. Se i tempi si allungano o non entra in vigore, poco male perchè in circolazione ci sarebbe solo una “bufala” in meno», dice al Secolo XIX Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori. Da parte sua, Rienzi non si dà per vinto: «Stiamo cercando il modo per utilizzare la class action pubblica anche senza i decreti sugli standard qualitativi. Fra una decina di giorni potrebbero esserci sorprese», annuncia. Ma, comunque vada, le sanzioni resteranno fuori dalla porta.
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