3 Gennaio 2010

Banche, 25mila risparmiatori ora “rivogliono” 6 miliardi

 
Presentata la prima istanza collettiva contro Unicredit e Banca Intesa. Sott’accusa le commisisoni bancarie: si può riavere 250 euro ciascuno 

 
roma Per vincere la «battaglia» della class action contro le banche bisogna creare un «vasto fronte associativo». Detto, fatto. Nel primo giorno di entrata in vigore della nuova disciplina anche in Italia della class action, la possibilità di cause collettive contro società, aziende e istituzioni, si fanno subito i conti e si distribuiscono i numeri. E guarda caso, sul banco degli imputati,m per prime, sono finite proprio le banche.
Sono quasi 25 milioni di cittadini, infatti, gli interessati e un controvalore di 6,25 miliardi di euro: le cifre fornite dal Codacons dopo l’annuncio della prima class action italiana contro Unicredit e Intesa Sanpaolo parlano chiaro.
«Sono potenzialmente circa 25 milioni i cittadini interessati alla class action del Codacons contro gli istituti di credito – spiega il presidente Carlo Rienzi – ciascuno dei quali può chiedere la restituzione di 250 euro per la vicenda delle commissioni bancarie contestate dall’Antitrust, per un controvalore complessivo di 6,25 miliardi di euro».
In precedenza, parlando al sito CnrMedia.com Rienzi aveva comunque ricordato che «la class action è uno strumento assolutamente poco incisivo», che l’associazione ha «criticato sin dal primo giorno». «Questo non significa che il Codacons non utilizzi anche questo strumento – ha aggiunto -. Noi abbiamo trovato delle class action fattibili, che si possono vincere, nelle pieghe di una legge molto complicata che limita l’utilizzo di questo strumento». «Il difetto principale di questo strumento – spiega Rienzi – è la mancanza del danno punitivo: chi imbroglia i consumatori può continuare a imbrogliarli perché sa che può essere condannato solo a restituire quello che è il frutto dell’imbroglio. Se ci fosse invece il danno punitivo come negli Stati Uniti, cioé con una somma molto forte, avrebbe un effetto deterrente ed effettivamente utile per i consumatori». Per quel che riguarda le class action per la pubblica amministrazione, conclude poi Rienzi, «sono praticamente una barzelletta, perché non è previsto nessun risarcimento».
Ma questa prima causa contro le banche è destinata ad aprire un varco importante. Adusbef e Federconsumatori dopo l’iniziativa del Codacons ne sono convinte. «Ad Adusbef e Federconsumatori – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – fa molto piacere che altre associazioni di consumatori vogliono aprire una vertenza di class action nei confronti del sistema bancario, e specificatamente su questa vicenda delle commissioni di massimo scoperto certificate dall’Antitrust su denunce delle nostre associazioni».
E aggiungono che si tratta di «una battaglia che Adusbef e Federconsumatori fanno da anni nel nostro paese contro i comportamenti vessatori delle banche nei confronti della clientela, e per queste motivazioni non hanno mai aderito, e sono le uniche associazioni, al protocollo PattiChiari con l’Abi». «Lo stesso giorno – evidenziano Lannutti e Trefiletti – che è uscita la certificazione dell’Antitrust su tali vergognosi comportamenti annunciammo la messa in campo delle strumento della class action. Ma sia per la delicatezza della questione sia perchè è la prima volta che nel nostro paese si possono utilizzare strumenti simili, sentiamo l’esigenza di una analisi ben più precisa». «Anche per questo – concludono Adusbef e Federconsumatori – considereremmo positivo la costituzione di un vasto fronte associativo per una battaglia non solo da farsi, ma da uscirne vittoriosi».
 
 

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