3 Gennaio 2010

Commissioni bancarie esosissime, multe vessatorie, kit fasulli per diagnosticare l’ influenza A

 Commissioni bancarie esosissime, multe vessatorie, kit fasulli per diagnosticare l’ influenza A. Sono soltanto le prime class action avviate in Italia dalle associazioni dei consumatori che hanno atteso lo scoccare della mezzanotte del primo gennaio per annunciare il deposito in tribunale dei primi ricorsi collettivi. Finora sottotiro sono finite banche come Unicredit e Intesa Sanpaolo, accusate di applicare commissioni di massimo scoperto al limite dell’ usura. A Roma toccherà alla Gerit-Equitalia difendersi da motociclisti e automobilisti furiosi che, in blocco, porteranno in tribunale la società che gestisce il recupero delle multe non pagate per conto del Campidoglio. A Milano, invece, il Codacons esigerà il rimborso di un test acquistato in farmacia, l’ Ego test flu, che secondo l’ azienda produttrice Voden Medical Intruments Spa permetterebbe di rilevare, comodamente a casa, la presenza dell’ influenza suina e aviaria. Quattordici euro e cinquanta centesimi buttati al vento, visto che persino il ministro alla Salute reputa fallaci i sistemi di autodiagnosi casalinga. E presto fioriranno decine di class action , specialmente contro banche e operatori di telefonia da sempre al centro delle lamentele dei consumatori. Uno scenario alla Erin Brockovich , la pellicola americana girata da Steven Soderbergh e basata sulla storia vera di una semplice cittadina che dà battaglia contro una poderosa multinazionale e, attraverso un ricorso collettivo, vince. Gli esperti però mettono in guardia: la class action all’ italiana assomiglia poco a quella statunitense. Il caso di Brockovich è illuminante: la donna riuscì a ottenere un risarcimento di 333 milioni di dollari da distribuire ai 260 querelanti. La legge italiana, invece, non prevede il danno punitivo. Ovvero i consumatori italiani che ingaggiano una battaglia legale contro un’ azienda potranno, al massimo, riavere quello che hanno dovuto sborsare. Niente risarcimento. «Questa è la vera grande differenza tra la nostra class action e quella americana», commenta Vincenzo Donvito della Aduc. Una differenza che annacqua le speranze degli utenti che spenderanno soldi ed energie per intentare una causa comune. Perché se il giudice darà ragione a coloro che hanno incautamente acquistato il test casalingo per l’ influenza A, l’ azienda produttrice dovrà soltanto restituire quei quattordici euro e cinquanta. Senza alcuna multa aggiuntiva. «La punizione per il dolo non viene considerata», continua Donvito, «e per ottenere un risarcimento occorrerà avviare un secondo procedimento legale, cioè prendersi un avvocato e addentrarsi nell’ inferno della giustizia civile italiana». Vale la pena per quindici euro? O per quei cinque euro che, poniamo, Telecom ha voluto inserire nella bolletta degli ultimi anni senza una causa specifica? Fatto il calcolo tra costi e benefici, il consumatore gabbato potrebbe decidere di lasciar perdere. Con grande gaudio delle aziende. La legge 99 del 2009 protegge inoltre alcune società e imprese che gestiscono servizi pubblici e di pubblica utilità, come Trenitalia e Alitalia. Ebbene, il giudice chiamato a stabilire se l’ utente ha subìto un danno dovrà rifarsi necessariamente alla Carta dei servizi che prevedono soltanto il rimborso del biglietto e nessuna penale da parte dell’ azienda. Dunque non sarà necessario organizzare un ricorso collettivo, visto che il rimborso del biglietto è comunque esigibile anche dal singolo cittadino attraverso le normali procedure amministrative. Una legge inutile? Per ora le associazioni dei consumatori preferiscono salutare con gioia lo sbarco della class action nel nostro Paese e attendere con fiducia l’ esito dei primi processi. Nel frattempo invitano gli italiani a conservare con minuzia gli scontrini di qualunque acquisto: anche a distanza di mesi o anni, potranno risultare utili per aderire ad un ricorso collettivo. Accanto al faldone delle bollette, insomma, dovremo abituarci alla catalogazione museale delle ricevute, delle fatture e delle nostre compere quotidiane. Un fastidio aggiuntivo? Forse. Effettivamente pare peregrino, ma vuoi mettere la soddisfazione di vincere contro un’ azienda produttrice di pasta multata dall’ Antitrust per avere fatto cartello con gli altri pastifici per tenere alti i prezzi degli spaghetti? E’ proprio quello che sperano le associazioni di consumatori come Federconsumatori e Adusbef. Ma è sulle banche che le class action picchieranno più duramente. Secondo un calcolo del Codacons, le commissioni malandrine sui conti in rosso interessano venticinque milioni di correntisti, ognuno dei quali ha versato ingiustamente 250 euro agli istituti di credito. Se tutti ricorressero in massa al giudice, il sistema bancario italiano potrebbe essere costretto a rimborsare 6,25 miliardi di euro. Una cifra enorme. Il Codacons non esclude il maxi-ricorso. C’ è da fare però una precisazione: nella nuova legge sulla class action il ricorrente principale può anche essere un privato cittadino. Nella normativa varata da questo governo, infatti, è sparito il ricorso esclusivo da parte delle associazioni di consumatori come, invece, era stato auspicato dal governo Prodi. Il leader della class action, una figura che assomiglia molto a Erin Brockovich, dovrà inoltre pubblicizzare l’ iniziativa per aumentare il numero dei cittadini che potrebbero risultare interessati. La limitazione peggiore, secondo i consumatori, è il limite del ricorso: nessuna class action per fatti e scandali finanziari avvenuti prima dell’ agosto 2009. Dunque: scontrini, biglietti e estratti conto a partire dall’ estate 2009. Una valanga di ricorsi investirà giudici e aziende.

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