27 Novembre 2007

Arriva la class action, imprese sarde in allarme

 Via alle azioni collettive risarcitorie per i cittadini Ma le aziende temono abusi e danni economici

Via alle azioni collettive risarcitorie per i cittadini Ma le aziende temono abusi e danni economici Sarà il paladino dei consumatori e dei risparmiatori. Si chiama class action (azione collettiva risarcitoria) ed è il nuovo istituto giuridico per chi è vittima di illeciti da parte delle aziende. Una novità importante nell`ordinamento italiano, ma che già fa discutere. Dopo il sì al Senato, il provvedimento – inserito nella Finanziaria 2008 – ha scatenato le reazioni delle imprese. Il leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, ha avuto parole dure: "È una misura rozza e sbagliata, che creerà grandissimi problemi alle società e ai lavoratori". All`opposto, la norma è stata salutata con favore dalla maggior parte delle associazioni dei consumatori. Cittadinanzattiva e Altroconsumo gioiscono. Sorride anche l`Adusbef che parla di svolta per "i bidonati delle banche".  Le uniche critiche arrivano dal Codacons e dell`Aduc: "L`intervento", spiegano, "non comprende il danno punitivo e i danneggiati dovranno aspettare 20 anni per essere risarciti". In ogni caso, oggi alle 15, tutte le organizzazioni dei consumatori daranno vita a un presidio a Piazza Montecitorio, per sollecitare i parlamentari ad approvare l`azione collettiva in Finanziaria, "evitando qualsiasi rinvio che altro non significherebbe se non la sua cancellazione". CLASS ACTION Problemi causati da farmaci pericolosi o da fumo, viaggi truffa, illeciti finanziari e impatti ambientali. Sono tanti i casi in cui i consumatori danneggiati da "un`azienda di beni e servizi" potranno unire le forze, sopportare costi minori (una parte della parcella degli avvocati sarà pagata dalla società condannata: il tetto fissato è il 10% del valore collettivo del risarcimento) e intentare un`azione collettiva. In altre parole, con la class action, si riducono i costi, i tempi e gli impegni a carico del singolo cittadino, che demanda la causa a una delle associazioni dei consumatori riconosciute dal Governo (al momento sono quelle iscritte al Cncu, il Consiglio nazionale consumatori e utenti). In base alle segnalazioni ricevute da un certo numero di consumatori, l`associazione potrà avviare un`azione legale. La causa avrà luogo nella città sede dell`azienda denunciata. Il Tribunale civile stabilirà se l`impresa è colpevole o no: se ne accerterà la colpevolezza, fisserà anche le modalità per stabilire gli importi dovuti e la procedura per attribuire il rimborso a ogni cittadino. Il passaggio seguente è la Camera di Conciliazione, istituita presso il Tribunale che si occupa della causa, nella quale i difensori delle vittime e la società cercheranno un accordo sui rimborsi individuali. La cifra non sarà uguale per tutti. Se uno dei ricorrenti non si riterrà soddisfatto dell`importo potrà proseguire da solo la via giudiziaria, forte comunque della sentenza ottenuta. La class action, in sostanza, non va a sostituire l`azione legale singola, ma va ad aggiungersi a questa. Oggi la norma prevede la possibilità di rivolgersi solo alle associazioni del Cncu: tuttavia non è escluso che, attraverso regolamenti, venga estesa ad altri rappresentanti di interessi collettivi. Il tutto dipenderà dalle modifiche applicate al testo nel passaggio alla Camera. I TIMORI Le imprese, però, sono preoccupate. E secondo Cesare Cavallini, ordinario di Diritto processuale civile all`Università Bocconi di Milano, i timori sono fondati. "Un abuso del sistema", spiega, "porterebbe danni dal punto di vista dell`economia, della produzione e della vita delle aziende". La norma non parla di controlli. "C`è il rischio che un accesso indiscriminato alla class action, cioè non preventivamente valutato da un giudice, porti a un`esposizione dell`azienda, in termini di pubblicità negativa, tale da innescare una perdita di fiducia del credito e una possibile uscita dal mercato". Con la condanna di primo grado il giudice determina i criteri per liquidare il danno. "Ma se venisse riformulata questa prima sentenza e i consumatori avessero già ottenuto i risarcimenti", si chiede Cavallini, "l`azienda sarebbe in grado di recuperare ciò che ha perso?".

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