30 Dicembre 2009

Massimo scoperto, il ritorno… più caro

 
Non è una notizia tanto scioccante la segnalazione che l’ Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inviato al Governo, al Parlamento e alla Banca d’ Italia: al termine di un monitoraggio effettuato sulle condizioni applicate da sette istituti bancari, l’ Antitrust denuncia che "le nuove condizione economiche previste dalle banche si presentano quasi sempre peggiorative in termini di esborso economico rispetto alla commissione di massimo scoperto e alle altre voci di costo previste in precedenza". Come detto, è fatto noto e già segnalato negli scorsi mesi dalle associazioni dei consumatori che avevano lanciato l’ allarme: "l’ abolizione del massimo scoperto non porterà i tanto attesi risparmi per i consumatori, perché le banche introdurranno altri la balzelli per i clienti". Vediamo, quindi, in base all’ analisi effettuata dall’ Authority – che può considerarsi rappresentativa dell’ intero sistema bancario, in quanto ha coinvolto tutti i maggiori operatori del settore – cosa emerge in particolare. In pratica, rileva l’ Antitrust, per chi va momentaneamente in rosso sul conto, gli scoperti transitori di conto corrente risultano aumentati fino a 15 volte rispetto alla vecchia commissione di massimo scoperto. "Le nuove condizioni economiche – si legge nella nota del Garante – si presentano in cinque casi peggiorative, in una misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un sesto caso, le condizioni sono risultate equivalenti a quelle vigenti con il precedente regime normativo, mentre solo in un caso sono più vantaggiose". Ma va anche peggio ai correntisti che possono contare sul fido, almeno fino all’ entrata in vigore della legge del 3 agosto 2009 quando il cosiddetto decreto anti-crisi ha fissato un tetto dello 0,50% per l’ ammontare complessivo del corrispettivo per "il servizio di messa a disposizione delle somme". In altre parole, si tratta di un limite massimo da applicare per trimestre sull’ importo dell’ affidamento al corrispettivo pagato dal cliente, a pena di nullità del patto di remunerazione. Tuttavia, secondo l’ indagine Antitrust, si tratta di aliquote sempre più "pesanti" rispetto alla commissione di massimo scoperto, quando gli utilizzi delle somme avvenivano entro il fido e più vantaggiose solo se si "sconfinava" rispetto alla somma affidata. Il nuovo tetto ha migliorato quindi la situazione, ma solo "a partire da un ammontare di utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà". Fino allo scorso agosto, va invece ricordato, venivano applicate aliquote variabili dallo 0,90% all’ 1,50% trimestrale, oppure aliquote annue ricomprese tra il 3,60% e il 6%. Così, anche in questo caso la cura si è rivelata in molti casi peggiore del male. E il massimo scoperto, definito dal presidente dell’ Antitrust, Antonio Catricalà, una "prassi iniqua e penalizzante", risulta ora sostituito da nuove commissioni che, si legge nella segnalazione, "sono risultano addirittura nettamente peggiori rispetto alle strutture di prezzo previste precedentemente". Tanto che il Garante ha ora chiesto a Governo e Parlamento di "considerare le criticità al fine di porvi rimedio". Un invito al quale si uniscono con forza le associazioni dei consumatori. Adusbef e Federconsumatori annunciano che avvieranno una class action contro le banche. Il Codacons chiede invece che agli istituti sia inflitta "una maxi-sanzione non inferiore a 1 miliardo di euro".

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