BANCHE: NUOVE COMMISSIONI PIU’ CARE DI MASSIMO SCOPERTO/ANSA
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fonte:
- Ansa
ANTITRUST,COSTI AUMENTATI FINO 15 VOLTE; ABI, SERVE CONFRONTO
(ANSA) – ROMA, 29 DIC – Si potrebbe dire: dalla padella alla
brace. L’abolizione della commissione di massimo scoperto
applicata dalle banche non ha portato ai sospirati risparmi per
i consumatori. Lo rileva l’Antitrust, che ha inviato una
segnalazione a Governo, Parlamento e Banca d’Italia sulle nuove
commissioni che hanno sostituito il vecchio ‘massimo scoperto’.
E che, secondo una rilevazione dell’Autorità, si stanno
rivelando ben più pesanti per le tasche dei correntisti. Un
allarme, quello dell’Antitrust, che per le associazioni dei
consumatori deve tradursi presto in un intervento da parte del
Governo e in una maxi-multa per le banche. Ma l’Associazione
bancaria italiana (Abi) esprime perplessità "sul metodo e sul
merito" e chiede all’Antitrust un confronto.
La segnalazione arriva al termine di un monitoraggio
effettuato dall’Antitrust sulle condizioni alla clientela
applicate da sette Istituti bancari, valide anche per le diverse
banche dei rispettivi gruppi. L’analisi può considerarsi
rappresentativa dell’intero sistema bancario perché ha
coinvolto tutti i maggiori operatori del settore, e ha fatto
emergere che per gli scoperti transitori di conto corrente
(ovvero, in parole povere, per il "rosso" sul conto) i costi
sono in realtà aumentati fino a picchi di 15 volte rispetto
alla vecchia commissione di massimo scoperto.
"In particolare – spiega nel dettaglio l’Autorità garante
per la concorrenza e il mercato – per lo scoperto è emerso che,
considerando importi e durate del ‘rosso’ rappresentativi di un
comportamento medio dei correntisti, le nuove condizioni
economiche si presentano in cinque casi peggiorative, in una
misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un
sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti, mentre solo
in un caso sono più vantaggiose". Anche per quanto riguarda i
clienti che possono contare su un fido bancario la situazione
non è affatto migliorata. Fino allo scorso agosto, quando il
cosiddetto decreto anti-crisi ha fissato un tetto dello 0,50%
per l’ammontare complessivo del corrispettivo per "il servizio
di messa a disposizione delle somme". Un linguaggio complesso
che vuol dire che il nuovo tetto ha migliorato la situazione, ma
solo – avverte l’Antitrust – "a partire da un ammontare di
utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà". Insomma,
anche in questo caso la cura si è rivelata in molti casi
peggiore del male. Ovvero, quel ‘massimo scoperto’ che lo stesso
presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, aveva definito
una "prassi iniqua e penalizzante", è stato sostituito da
nuove commissioni che, si legge nella segnalazione, risultano
addirittura "nettamente peggiori rispetto alle strutture di
prezzo previste precedentemente". Tanto che l’Antitrust chiede
a Governo e Parlamento di "considerare le criticità al fine di
porvi rimedio".
Un invito al quale si uniscono con forza le associazioni dei
consumatori. Adusbef e Federconsumatori annunciano che
avvieranno una class action contro le banche. Il Codacons chiede
invece che alle banche sia inflitta "una maxi-sanzione non
inferiore a 1 miliardo di euro". Ma l’Abi frena sulle
conclusioni tratte dall’Antitrust: chiede un confronto
all’autorità guidata da Catricalà e sottolinea: "la normativa
in tema è pienamente operativa solo da pochi mesi,le prime
analisi hanno evidenziato che negli ultimi mesi le voci di costo
sono in media meno onerose per la clientela rispetto al quadro
precedente".(ANSA).
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