29 Dicembre 2009

Asti in un anno avrebbe fatto un salto indietro di 34 posizioni

Secondo la molto commentata indagine sulla qualità della vita del Sole24Ore, Asti in un anno avrebbe fatto un salto indietro di 34 posizioni, la peggiore performance d’ Italia. Sono proprio questi sbalzi eccessivi nell’ arco di un solo anno ad alimentare le maggiori critiche alla classifica. Ma perché accadono? Analizzando i dettagli, si scopre che i ricercatori hanno cambiato ben 8 parametri su 36, con scelte in taluni casi molto discutibili. Ad esempio, il reddito pro-capite in valore assoluto è stato sostituito con l’ andamento del medesimo tra il 2004 e il 2008. Di conseguenza Caltanissetta, una delle zone più povere d’ Italia, si piazza al 4° posto, Asti al 74° ma Cuneo addirittura al 99°. Queste ultime sono Province più «ricche» che sono cresciute meno, ma il fenomeno è in parte fisiologico. Altra sostituzione, nel settore «salute», ha riguardato il livello di incidenti d’ auto con le morti per tumore: non è dato sapere quale parallelismo vi sia tra i due dati Così come lascia perplessi la graduatoria relativa ai furti in casa. Ad Asti sono molti, è vero, ma è credibile che siano quattro volte di più che a Napoli? Forse sotto il Vesuvio si sono semplicemente stancati di denunciare furti che rimangono impuniti nella stragrande maggioranza dei casi, per cui la graduatoria migliora, ma i furti restano. Tra i vari parametri compare anche la percentuale delle donne occupate. Ad Asti è pari al 41,2 %, un buon livello che comporta la 31ª posizione. Ma sarebbe saltato fuori un risultato ancora migliore se la percentuale delle donne che lavorano fosse stata calcolata solo sulle donne attive (fra i 15 e i 64 anni), perché una forte presenza di anziane penalizza le Province come la nostra che hanno un alto livello di invecchiamento. Infine, un elemento che conferma il dinamismo e la capacità di mettersi in gioco degli astigiani è il dato delle imprese attive, che risultano essere 118 ogni mille abitanti. Il dato porta Asti al 13° posto in Italia, al secondo in Piemonte solo dopo Cuneo. E’ da questa imprenditorialità diffusa che può venire la risposta alle pur rilevanti difficoltà occupazionali, alle crisi che toccano aziende storiche per l’ Astigiano. La voglia di «darsi da fare», e il «saper fare» sono elementi che appartengono alla nostra cultura più profonda, prevalentemente di origine contadina, abituata a confrontarsi con le avversità della natura e della vita. E’ , a mio avviso, la caratteristica più utile per consolidare la nostra qualità di vita, che in fondo è un elemento soggettivo, e dimostrare, anche agli analisti del Sole24Ore che, questa volta, hanno fatto di Asti una fotografia come minimo un po’ sfuocata. MARIANGELA COTTO vicepresidente Consiglio regionale Piemonte I sacchetti al market non vanno pagati Quando fate le vostre spese al supermercato controllate lo scontrino e vi accorgerete che la prima voce è l’ addebito di 0,04 e (pari a circa 8 delle vecchie lire) per ciascuno dei sacchetti di plastica ricevuti. La legge 475 del 9/11/1988 che aveva introdotto l’ imposta di fabbricazione per ogni sacchetto di plastica, che i venditori al dettaglio di conseguenza richiedevano al consumatore, è stata abrogata ormai dal 19/10/1993 dalla legge 427, pertanto, tale addebito è oggi assolutamente ingiustificato e costituisce un «illecito arricchimento» per i supermercati. Tale comportamento illegittimo, a suo tempo, è stato segnalato dal Codacons che ha invitato i consumatori ad opporsi alla richiesta di pagamento delle buste; anche perché le buste quasi sempre sono «sponsorizzate» con la conseguenza paradossale che «i consumatori pagano per pubblicizzare contro la loro volontà il nome di quel supermercato che per contro aumenta i suoi introiti». L’ Arc Piemonte (associazione regionale consumatori Piemonte) mentre rinnova lo stesso invito ai consumatori, intende anche con la presente sollecitare l’ intervento delle autorità competenti a che facciano i dovuti controlli. SALVATORE INGRASCI Asti.

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