28 Dicembre 2009

Saldi, si parte il 2 gennaio I commercianti: troppo presto

Al via due mesi di ribassi. Confcommercio: data sbagliata

L’assessore: categoria divisa. Incassi a rischio. «Costretti a lavorare anche a Capodanno»

DA CORRIERE.IT

Non li volevano così presto, «con questa partenza anticipata è ovvio che a Natale i milanesi non hanno fatto acquisti». E adesso che le feste sono passate, che ci si è messa pure la neve a rovinare gli incassi di dicembre e che bisogna passare il Capodanno a preparare le vetrine, i commercianti fanno sentire tutto il loro disappunto: «Pessima idea cominciare i saldi il 2 di gennaio. Abbiamo chiesto di spostarli, ma non siamo stati ascoltati». Due mesi di sconti. Si parte il primo sabato dell’anno, come prevede la legge. A Milano come nel resto della Lombardia, in Emilia Romagna e in Veneto. Niente di più insidioso, secondo i negozianti. Per un motivo in particolare: l’allestimento dei negozi. I casi sono due: o si preparano cartelli e variazioni di prezzi il primo giorno di gennaio (pagando così fior di straordinari ai dipendenti) o si fa tutto il 31 a porte chiuse. E cioè rinunciando all’incasso dell’ultimo giorno dell’anno. Bel dilemma. Terrà chiuso venerdì 1° gennaio Gabriel Meghnagi, il presidente di AscoBaires che gestisce le vetrine Furla sul corso. «Non si può costringere la gente a lavorare il primo dell’anno», sbuffa. Giorgio Montingelli, coordinatore delle oltre quaranta associazioni di quartiere dell’Unione del commercio, aggiunge: «Qualcuno sarà in negozio all’alba del 2 per sistemare scaffali e vetrine. Ci rimboccheremo le maniche, come sempre. Ma resto dell’idea che sarebbe stato più giusto cambiare data». Rinviare i saldi. È troppo tardi ormai. L’assessore regionale al Commercio, Franco Nicoli Cristiani, un tentativo lo aveva fatto: «Ma non siamo riusciti a trovare un accordo, nè con le Regioni vicine, nè all’interno della categoria». Primo punto: «Il Veneto, per esempio, ha detto no al posticipo». Secondo: «L’Unione del commercio e Federmoda insistevano per il 5 gennaio, Federdistribuzione e Confesercenti preferivano il 2. Insomma, se si vuole cambiare data io la cambio. Ma voglio la firma di tutti». L’auspicio: «Che almeno i saldi invernali facciano segnare un buon risultato per le vendite». Sconti, una speranza in più per i commercianti milanesi dopo un dicembre rovinato dalla nevicata del 21 e 22. Telefono Blu sos consumatori prevede pochi assalti ai negozi, una riduzione del 20 per cento del giro di affari e una spesa media, almeno al Nord, di 350 euro.  Per il Codacons, inoltre, occorre «liberalizzare i saldi tutto l’anno, dando ai commercianti la possibilità di scegliere quando scontare la propria merce». Ricapitolando: negozi in festa ancora oggi (non tutti però: i grandi esercizi del centro faranno orario classico, la Rinascente dalle 10 alle 21), poi apertura fino a giovedì, quindi venerdì i preparativi (bisogna prezzare tutti gli articoli e segnalare il vecchio e il nuovo prezzo) e, solo a quel punto, si può partire con i saldi. «Un tour de force», dice sconsolato Luigi Ferrario, presidente del coordinamento «Le vie dello shopping Milano». E con «queste aperture a singhiozzo va a finire che tutta la nostra categoria è sottoposta a una pressione lavorativa fortissima». Troppa fatica per nulla: «Il 2 gennaio la gente è ancora in vacanza, non è pronta per fare di nuovo acquisti». Conclusione: «Il primo giorno di saldi, quello fondamentale per capire come andranno le cose nel 2010, non avrà la valenza delle scorse edizioni». Da corso Buenos Aires al centro passando per il Lorenteggio fino a corso Vercelli e all’Isola: le lamentele raggiungono tutte le zone di Milano. Renato Borghi, vicepresidente dell’Unione del commercio, lo va ripetendo da un pezzo: «Se sono davvero saldi "di fine stagione", allora la Regione li fissi dopo il 20 gennaio».

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