I due condannati dovranno pagare la Regione, le due asl e il Codacons
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fonte:
- Il Messaggero
Si chiude con una riduzione di pena il processo d’appello che ha visto sul banco degli imputati Anna Iannuzzi, nota alle cronache come "Lady Asl", imprenditrice della fisioterapia, e il marito Andrea Cappelli. I due coniugi erano rimasti coinvolti in un’inchiesta su sanità e tangenti ed erano poi stati condannati il 5 marzo 2007 con il rito abbreviato, dal giudice per le udienze preliminari Adele Rando, rispettivamente a otto e sei anni di reclusione per un giro di mazzette e una truffa da 82 milioni di euro che, secondo l’accusa, sarebbe stata consumata ai danni del servizio sanitario regionale del Lazio con falsi mandati di pagamento e accreditamenti di cliniche fantasma, in particolare ai danni delle Asl Rm B e Rm C. Ieri mattina i giudici della I sezione penale della corte d’appello, presieduti da Eugenio Mauro, hanno invece inflitto una condanna a sei anni di reclusione per Lady Asl e quattro per il marito. Dall’accusa di associazione a delinquere, invece, i due sono stati assolti "perché il fatto non sussiste". Gli altri reati sono stati dichiarati estinti per prescrizione. Dopo il suo arresto, avvenuto nel febbraio 2006, Anna Iannuzzi collaborò con i magistrati confessando di aver pagato tangenti a politici, dirigenti e funzionari regionali per beneficiare di fondi dell’Unione Europea per corsi di formazione mai tenuti, per ottenere accreditamenti attraverso l’emissione di falsi mandati di pagamento e compensi non dovuti. Pene ridotte in appello anche per l’ex dirigente della Asl Rm B, Mauro Passi e per il commercialista Roberto Tondi, perché scagionati entrambi dall’accusa di associazione a delinquere. Il gup aveva chiesto una condanna a tre anni e otto mesi per il primo, quattro anni per il secondo mentre i giudici di secondo grado hanno emesso una sentenza di condanna a due anni per Passi e a tre anni per Tondi. Originariamente i magistrati avevano contestato agli imputati a vario titolo i reati di associazione per delinquere, corruzione, peculato, falso e truffa per fatti avvenuti tra il 1997 e il 2004. Con la sentenza di ieri i giudici hanno invece confermato i tre anni che la manager della fisioterapia dovrà far trascorrere prima di poter riallacciare rapporti con la pubblica amministrazione e i 150 mila euro che dovranno essere risarciti alla Regione Lazio, al Codacons e alle due Asl che in giudizio si sono costituiti parte civile. La vicenda processuale non è però ancora conclusa. I giudici di secondo grado, infatti, hanno trasmesso alla procura una copia della memoria depositata dal nuovo avvocato difensore di Lady Asl. Il legale, infatti, sostiene che la firma dell’imputata in calce alla procura speciale, necessaria per il rito abbreviato, sarebbe stata falsificata dagli avvocati che l’assistevano due anni fa. Il difensore dell’imprenditrice ha anche depositato una consulenza calligrafica a sostegno di tale tesi. Ora la procura dovrà aprire un fascicolo in merito e valutare la fondatezza di tale circostanza o se si possa ipotizzare il reato di calunnia.
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