16 Dicembre 2009

Divella: “Nessun cartello pasta più cara per il grano”

La difesa dell´azienda dopo il blitz della Guardia di finanza
 

 
«Non c´è stato nessun cartello tra le aziende: il prezzo della pasta è aumentato perché è aumentato quello del grano». Gli imprenditori Francesco e Vincenzo Divella restano tranquilli, mentre intorno al loro pastificio le perquisizioni della finanza sollevano un polverone di sospetti e polemiche. Gli accertamenti nascono nell´ambito dell´inchiesta aperta dalla Procura di Roma nell´ottobre 2007, che ipotizza un accordo sui prezzi tra i principali produttori di pasta italiani, e che ieri ha portato anche nello stabilimento di Rutigliano i militari del nucleo di polizia tributaria della finanza romana. «Abbiamo consegnato loro le stesse carte già consegnate all´Antitrust, che aveva avviato un´indagine analoga: dai documenti si evince chiaramente la connessione tra il raddoppio del prezzo del grano e gli aumenti sulla nostra pasta, che comunque resta una delle più economiche» spiega Vincenzo Divella al termine della giornata di perquisizioni. «Essendoci già in atto un procedimento (l´Antitrust ha condannato la Divella a pagare 900mila euro, multa confermata dal Tar del Lazio, e l´azienda ha in atto un ricorso al Consiglio di Stato), non capiamo il senso di questa stretta della Procura, ma restiamo tranquilli» dichiara l´imprenditore. Sul fronte delle associazioni di consumatori, intanto, nessuno nasconde la volontà che gli accertamenti vadano a fondo.  L´inchiesta è stata avviata proprio sulla base di un esposto presentato da Adoc, Adusbef, Federcosumatori e Codacons che sospettavano una manovra speculativa sul prezzo delle merci. La Cia pugliese, invece, ha chiesto ieri di accelerare i tempi per l´istituzione di una cabina di regia per i controlli con Nas, Repressioni frodi, Osservatorio fitopatologico, Sanità marittima, Dogane, finanza e organizzazioni professionali agricole.

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