Formigoni e lo smog di certe procure
Ti viene da fare il tifo per lo smog. Ti assale una gran voglia di Pechino, di Città del Messico, di luoghi terribili vicini alle raffinerie. Dove se si azzarda a svolazzare un avviso di garanzia candido come una cicogna, il fetido sbuffo di fumo in libera uscita da una ciminiera lo incenerisce prima che arrivi a destinazione. Ti fa quell’effetto, l’indagine sul presidente regionale Roberto Formigoni, inquisito perché l’aria della nostra regione è inquinata per più di 35 giorni l’anno. Tutto legittimo, naturalmente, dall’esposto del Codacons in sacrosanta difesa dei cittadini lombardi alla decisione del gip Marina Zelante (vorrà dire qualcosa?) di non lasciar cadere l’accusa nel vuoto di un cestino della carta straccia, come altri suoi colleghi altre volte. La legge esiste, il pm 10 è in esubero da almeno un ventennio – da quando vengono accese le caldaie dei condomini (15 ottobre) a quando vengono spente (15 aprile) – e non sempre il vento dà una mano agli amministratori come accade a Varese, a Lecco e a Sondrio. Non a Como, dove infatti il sindaco Bruni attende il suo avviso di garanzia come un trofeo, cavandosela con una buona battuta: «Lo voglio anch’io, non intendo essere da meno». Così Formigoni è in buona compagnia: l’avviso è arrivato anche a Guido Podestà, presidente provinciale di Milano («ma l’esposto riguardava il mio predecessore Penati»), e a Letizia Moratti. Perché si sa che Milano è il centro di tutto, dalla nebbia alle particelle tossiche. E dev’essere ben singolare, per il sindaco che varò l’Ecopass fra gli insulti di mezza città, doversi adesso difendere dall’accusa di essere un’inquinatrice.
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