Smog a Milano Avviso a Formigoni
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fonte:
- Il Gazzettino
Sindaco, Presidente di Provincia, Presidente di Regione: tutti indagati causa "eccesso di smog" a Milano e in Lombardia. «Si avvicina la campagna elettorale e la magistratura si muove» tuona, ostentando indignazione, Roberto Formigoni. In realtà le cose sono un po’ più complicate di quanto il Governatore della Regione Lombardia cerchi di far apparire. L’iscrizione nel registro degli indagati sua, di Letizia Moratti e di Guido Podestà (Pdl) non è che un atto obbligato dopo che il giudice delle indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione dell’inchiesta nata da un esposto del Codacons. «Fate ulteriori accertamenti» ha ordinato il giudice ai pm. E così la Procura, costretta a indagare ancora, ha dovuto informare i tre del prosieguo dell’inchiesta. Lo prevede la legge, che notoriamente non tiene in conto questioni di opportunità legate a scadenze elettorali. Per altro ancora piuttosto lontane. Al di là dell’uso politico di questa vicenda, l’inchiesta che coinvolge il Governatore, il presidente di Provincia e il Sindaco di Milano pone una questione che, se sottratta alle strumentalizzazioni di parte, non è di poco conto. In Lombardia negli ultimi anni la soglia di allarme per la presenza di sostanze dannose nell’aria è stata superata molte, troppe volte. Blocchi al traffico, aree vietate ad auto inquinanti e altre iniziative simili non hanno portato grandi frutti. Ma il problema dell’eccesso di smog rimane e in qualche modo va affrontato anche per capire se chi è responsabile della salute pubblica (gli amministratori locali) possono e devono fare di più. In Lombardia come nel resto d’Italia. Il Codacons – Comitato di difesa dei consumatori – ha le sue idee in merito, ed è convinto che ci siano responsabilità anche penali da parte degli Enti Pubblici. Ed è per questo che nel 2007 aveva presentato un esposto alla Procura di Milano chiedendo di accertare l’esistenza di eventuali colpe dei vertici di Regione, Provincia (all’epoca guidata da Filippo Penati, del centrosinistra) e Comune. Nel giugno scorso la Procura, però, aveva valutato che non vi fossero elementi per sostenere l’accusa del Codacons e aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo. Solo che l’archiviazione non può essere determinata dal pm, ma da un giudice – in questo caso la dottoressa Marina Zelante – che ha convocato un’udienza apposita il 18 novembre. Proprio durante quell’udienza, però, il Codacons si è opposto all’archiviazione presentando nuovi elementi d’accusa, o presunti tali. E il giudice, anziché mettere la parola fine alla vicenda, ha rispedito il tutto alla Procura ordinando ulteriori accertamenti. Solo per questa ragione i tre "indagati" sono stati "avvisati". Ma tant’è, la convinzione di Formigoni è quella di una manovra politica, o almeno così intende farla apparire. E non è solo: appena resa nota la notizia si è scatenato infatti il fuoco di fila delle dichiarazioni di esponenti del Pdl. Capezzone, i coordinatori regionali, perfino Stefania Craxi: «La Procura di Milano ha aperto le danze elettorali» si è spinta a dire la figlia dello scomparso leader del Psi. La Procura di Milano, come si è visto, c’entra poco. E ancor meno – almeno per il momento – c’entra la Procura dell’Aquila chiamata in causa da Formigoni: «Mi attendo un avviso di garanzia anche dall’Abruzzo, visto che là c’è un’inchiesta sulla nuova casa dello studente che la Lombardia ha donato ai terremotati». L’inchiesta in effetti all’Aquila c’è, ma per il momento è contro ignoti.
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