2 Dicembre 2009

Troppo smog, Formigoni nei guai

Avvisi di garanzia anche a Moratti e Podestà. Il governatore: «Vogliono incastrarmi»

 
MILANO. Non hanno fatto abbastanza per combattere lo smog, cronico problema delle città moderne, di una metropoli come Milano in particolare.  Per questo, alla luce di un esposto-denuncia presentato dall’associazione di consumatori Codacons, la Procura di Milano ha messo sotto inchiesta i tre rappresentanti degli enti locali: il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Provincia, Guido Podestà, e il personaggio politicamente più rilevante, il governatore lombardo Roberto Formigoni. Tutti e tre sono di area Pdl. Proprio Formigoni, politico di lungo corso, a metà strada di una corsa verso la riconferma al Pirellone oppure verso una poltrona da ministro, a Roma, ha rotto gli indugi, ieri, mostrando pubblicamente il documento che certifica l’avvio dell’indagine nei suoi confronti: l’avviso di garanzia. Ne ha parlato con il sorriso sulle labbra, un sorriso destinato a celare quel carico di rabbia che cova dentro di lui: «Finalmente hanno trovato come incastrare il presidente della Regione. Sembra che questa cosa sia avvenuta sulla base di una denuncia presentata da "non si sa chi"», ha detto Formigoni ai giornalisti convocati nella sede del governo lombardo. E poi: «Ora mi aspetto un altro avviso di garanzia dalla procura de L’Aquila, dove abbiamo costruito in tempi record e regalato la nuova Casa dello studente, perché qualcuno sostiene che abbiamo usato soldi pubblici a scopo privato». L’equazione inchiesta-elezioni è stata immediata. Formigoni dovrebbe essere l’uomo di punta del Pdl per tenere stretto il governo della Lombardia, e la magistratura milanese, quella dei «magistrati rossi» per usare termini cari al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sono mossi. «Giustizia a orologeria», dicono gli ambienti vicini a Formigoni. E così la prima reazione di Formigoni è stata quella di adombrare un’azione della procura di Milano in vista della campagna elettorale. E ha ripercorso le tappe dell’inchiesta: nei giorni scorsi la Procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, ma il gip Marina Zelante (un giudice in passato "tosto" anche nel processo contro le nuove Br, per esempio), l’aveva respinta disponendo nuovi accertamenti. In particolare aveva chiesto di accertare quali provvedimenti Comune e Regione avessero preso per limitare l’emissione di pm10 e, attraverso l’Arpa, quante volte in un anno fosse stata superata la soglie di tolleranza. È per questo che il procuratore aggiunto Nicola Cerrato (quando ministro della Giustizia era Roberto Castelli era distaccato al ministero) e Giulio Benedetti hanno inviato le informazioni di garanzia. Si tratta di una procedura, è stato spiegato negli ambienti di Palazzo di Giustizia, necessaria per poter acquisire alcuni atti sull’attività compiuta per prevenire e limitare l’inquinamento atmosferico.  Tra l’altro in Procura, dieci giorni fa, è giunto un nuovo esposto del Codacons che si riferisce al 2009 e che sarà trattato unitariamente al precedente. Queste le tappe. Formigoni è poi andato oltre: «Eccolo, eccolo il tanto agognato, scongiurato avviso di garanzia. Eccolo, è arrivato», ha detto senza nascondere una vena ironica a proposito di notizie che circolano da giorni su un suo presunto coinvolgimento in altre inchieste milanesi (su tutte quella per le bonifiche della zona Santa Giulia per la quale è stata arrestata anche Rosanna Gariboldi, moglie dell’ex assessore della giunta-Formigoni, Giancarlo Abelli). Dopo aver spiegato che gli viene contestato il reato previsto dall’articolo 674 del codice penale (getto pericoloso di cose) che prevede una pena massima di un mese d’arresto o un’ammenda di 206,58 euro, Formigoni ha definito l’informazione di garanzia ricevuta «una farsa» perché i documenti avrebbero potuto acquisirli come sempre fanno «la regione è limpida».  «È arrivato, è arrivato – ha proseguito», ricordando come un identico esposto, sempre del Codacons, venne archiviato dal pm Grazia Colacicco. Formigoni si è allora chiesto per quale motivo, stavolta, i pm hanno fatto questa scelta: «Vuoi vedere – si è risposto in modo ironico – che c’entra il fatto che siamo in campagna elettorale? Vuoi vedere che il pm oggi decide di fare come alcuni suoi predecessori che hanno sempre accompagnato le campagne elettorali di Formigoni con avvisi di garanzia? Ricordo di aver affrontato dieci processi e di essere sempre stato assolto». Fin qui la cronaca giudiziaria. Ora si apre il capitolo politico: questo Formigoni potrebbe essere indebolito verso le elezioni per la sua riconferma? La Lega Nord potrebbe essere pronta a calare l’asso (Maroni, per esempio), per ottenere l’ambito Pirellone? Domande che in molti si pongono, non solo a Milano. Ma soprattutto nei corridoi romani.
 

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