L’acqua ai privati: il Governo ottiene la fiducia
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fonte:
- E-gazette
L’acqua italiana diventa privata. Con 320 voti a favore il Governo di Silvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia alla Camera e ha convertito in legge il decreto Ronchi che prevede una serie di liberalizzazioni nel settore dei servizi pubblici, tra cui l’erogazione dell’acqua. Contro hanno votato 270 deputati. Cosa succederà ora’ Più della metà delle aziende oggi operanti cesserà, per legge, di esistere al 31 dicembre del 2011, salvo non venda almeno il 40% a un privato. Mentre le associazioni dei consumatori – ma anche molti economisti – già paventano possibili aumenti fino al 40% nelle bollette dell’acqua che, dal 2010, potrebbero essere recapitate ai cittadini da operatori privati e non più dalle ex aziende municipalizzate, la federazione che rappresenta queste ultime annuncia di ‘non temere la concorrenza’. ‘Siamo aperti sia alla collaborazione che alla competizione con i nuovi investitori – leggiamo in una nota della Federutility. – Nelle aziende locali ci sono un secolo di competenza e cinque miliardi di progetti cantierabili. Ora si sblocchino gli investimenti per reti e impianti e si definisca l’autorità di regolazione’. La mossa del governo ha suscitato la reazione immediata, tra le altre associazioni, di Cittadinanzattiva che ha promesso l’inizio di una raccolta firme per chiedere un referendum. ‘Il governo si è bevuto la fiducia dei cittadini – accusa Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. – Blindando l’acqua nel decreto Ronchi, l’esecutivo ha dimostrato di essere più preoccupato di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati che di regolamentare un settore vitale per la società con la costituzione di una Autorità’. Per il Codacons si profila una vera e propria stangata: ‘Se consideriamo in tre anni il tempo necessario perchè il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è di un aumento medio del 30% delle tariffe dell’acqua’. Errani (Conferenza delle Regioni): ‘Una mossa senza le Regioni’ – ‘Ancora una volta, viene meno la collaborazione e il rispetto delle competenze regionali’, spiega il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, a proposito del ddl Ronchi. ‘Appena il decreto verrà approvato, assumeremo una posizione nell’ambito della Conferenza delle Regioni’, aggiunge. Barbera (Cipsi): ‘Aprilia non ha insegnato niente’ – ‘La fiducia del Governo sulla privatizzazione dell’acqua offende i cittadini italiani e non risolve i problemi. Gli italiani avranno sempre meno acqua disponibile, pagandola sempre di più’, denuncia Guido Barbera, presidente del Cipsi, Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale. ‘Tra i tanti casi in Italia – prosegue Barbera – ricordiamo fin dal 2004 la storia di una privatizzazione selvaggia ad Aprilia, in provincia di Latina: le prime fatture sono arrivate nelle case con aumenti dal 50% al 330%! La società di gestione vuole sempre più soldi, i prestiti arrivano dalla finanza internazionale, che poi fallisce’. Federambiente: ‘Sì, ma con più regole’ – Sì alla liberalizzazione, ma servono regole e supporti. È questa la posizione di Federambiente, la Federazione italiana servizi pubblici igiene ambientale. ‘Le imprese pubbliche d’igiene ambientale non temono la sfida del mercato e neanche il superamento degli affidamenti in house’, sottolinea la federazione. E l’Anea torna a chiedere un’Authority – Con la privatizzazione dei servizi idrici è necessaria un’autorità indipendente di regolazione: subito un sistema di Authority per garantire l’interesse collettivo. Lo chiede l’Anea, l’associazione nazionale delle Autorità ed enti d’Ambito territoriale ottimale (Ato), dopo l’approvazione del dl Ronchi. ‘Con la conversione in legge del decreto si è di fatto scelta la privatizzazione nel servizio idrico: oltre il 50% delle aziende attualmente operanti cesserà, per legge, di esistere al 31 dicembre del 2011, salvo non venda almeno il 40% a un privato: ma privatizzare non necessariamente significa migliorare il servizio per l’utente’, conclude la nota dell’Anea.
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