Acqua privatizzata Fiducia e mal di pancia
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- L`Eco di Bergamo
ROMA Con 320 voti a favore e 270 contrari, il governo incassa la sua fiducia numero 26 in 18 mesi di legislatura, posta stavolta sul decreto Ronchi, il cui «cuore» è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua. Il testo, che era stato già approvato dal Senato, viaggia ora verso il via libera definitivo, cui si dovrebbe giungere a Montecitorio oggi all’ora di pranzo. Ma quanta fatica. Al sesto ordine del giorno al decreto approvato contro il proprio parere dall’Aula della Camera, il governo ieri ha «capitolato»: il ministro Ronchi ha detto che avrebbe accettato tutti gli ordini del giorno come raccomandazioni ritirando i pareri contrari, evitando così di votare. La decisione del governo è stata accolta positivamente dall’opposizione che ha cantato vittoria. «Se prendevate questa decisione saggia prima di andare sotto sei volte era meglio per tutti», ha detto Roberto Giachetti del Pd. Molto più duro Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv: «Il governo riconosce che in Aula la maggioranza parlamentare non c’è. La maggioranza oggi (ieri, ndr) è minoranza parlamentare». Bossi: niente crisi per una legge La maggioranza ha difeso il provvedimento, nel cui testo al Senato è stata inserita la liberalizzazione della gestione delle risorse idriche sotto l’indirizzo generale del settore pubblico. La Lega, che pure aveva espresso qualche perplessità sul provvedimento, ha detto sì pur senza troppo entusiasmo. «Non si può – ha sottolineato in proposito il ministro delle Riforme Umberto Bossi – far saltare il governo: non si muore per una legge, si muore se salta il governo». Il Carroccio, in ogni caso, ha incassato un ordine del giorno a prima firma del capogruppo Roberto Cota, che impegna il governo a valutare deroghe alla liberalizzazione della gestione dell’acqua per i comuni «virtuosi». Opposizioni in trincea La riforma è stata, invece, duramente contestata dall’opposizione. Al voto, che non riserva particolari sorprese sino alla bocciatura degli ordini del giorno e che fa registrare un’affluenza superiore alla media delle altre votazioni chieste in questa legislatura, si arriva dopo un dibattito dai toni piuttosto bassi. Solo l’Idv si lancia in un duro attacco verso il governo accusandolo, con Leoluca Orlando, di «stravolgere il ruolo del Parlamento a colpi di fiducia» e di « dare la gestione dell’acqua ai mafiosi, ai camorristi ed alle multinazionali», mentre nel resto d’Europa «la strada seguita è quella di riportare al pubblico la gestione delle risorse primarie come, appunto, quelle idriche. Insomma, soprattutto al Sud con questo decreto si fa sì che la gestione dell’acqua passi dai mafiosi con la coppola e la lupara a quelli dei nostri giorni, in doppiopetto e con la faccia delle multiutility». L’Udc, con Mario Tassone, lamenta «il troppo tempo impiegato dal Senato per l’esame del decreto, che ha finito con il comprimere le prerogative della Camera» e Luciano Fontanelli (Pd) sottolinea come il decreto Ronchi rappresenti «un’occasione perduta», visto che il testo è «incompleto e approssimativo». A difesa del decreto e della liberalizzazione si schiera la maggioranza: il leghista Luciano Dussin parla di «voto di fiducia obbligato», Antonio Iannaccone (Mpa) esalta «il decreto come strumento per eliminare carrozzoni» e Nicola Formichella (Pdl) sostiene la «necessità di ridurre le procedure di esame dei decreti». «In arrivo una stangata» Si profila «una vera e propria stangata» per le famiglie con la «privatizzazione dell’acqua». Lo sostiene il Codacons, secondo cui, «se consideriamo in tre anni il tempo necessario perché il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30% delle tariffe dell’acqua. Se nel 2009 – spiega l’associazione dei consumatori – una famiglia media spenderà 268 euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d’acqua, tra tre anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all’anno, con un incremento di 80 euro, pari al 30%».
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