Votata la fiducia sui servizi locali
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
ROMA Il governo ottiene alla Camera la fiducia sul decreto Ronchi con 320 sì e 270 no. Il voto finale al provvedimento, già approvato al senato, è previsto per questa mattina. Superata la prova di Montecitorio si schiudono le porte alla riforma dei servizi pubblici locali, cuore di un provvedimento "omnibus" sull’attuazione di obblighi comunitari che contiene tra l’altro norme sulla privatizzazione di Tirrenia,l’etichettatura del made in Italy e le misure anti-mafia per l’Expo 2015.Ma è stata soprattutto la deregulation dell’acqua, con l’apertura ai privati, ad aver acceso il clima intorno a quella che è la 26esima fiducia nei 18 mesi della legislatura. Gli attacchi del centro-sinistra, i dubbi e le richieste di modifica arrivati anche da esponenti della Lega hanno reso tesa una seduta che ha visto la maggioranza uscire compatta non senza qualche sofferenza. Soprattutto dopo il via libera al sesto ordine del giorno dell’opposizione passato contro il parere del governo e la conseguente decisione del ministro Ronchi di accogliere tutti i restanti odg come raccomandazioni. Il premier Silvio Berlusconi è arrivato alla Camera mentre erano in corso le votazioni sulla fiducia e la Lega depositava un ordine del giorno, poi approvato, per salvare la gestione "in house" almeno nei comuni virtuosi. Alla fine nonostante le riserve il Carroccio non si è sfilato: sulla privatizzazione dell’acqua «non si può far saltare il governo, non si muore per una legge » sentenzia il leader leghista Umberto Bossi. L’opposizione ha attaccato per l’ennesima "blindatura" decisa dal governo, per i rischi che la gestione privata comporterebbe sul livello delle tariffe e nei casi in cui le società comunali hanno dimostrato di funzionare con efficienza. Il testo dispone comunque che l’acqua resti un bene pubblico. Come per gli altri settori oggetto della riforma (sono esclusi energia elettrica, trasporto ferroviario regionale e farmacie comunali) si prevede la concessione della gestione ai privati in gara oppure società mista con una quota minima di capitale privato del 40%. Diverso il discorso per le società quotate in borsa: per salvare i loro contratti attuali, qualora siano stati ottenuti senza una gara formale, dovranno avere una quota pubblica non superiore al 40% al 30 giugno 2013, quota che passa al 30% al 2015. Il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi difende il provvedimento –«non c’è nessuna pivatizzazione ma la volontà di combattere monopoli ed inefficienze » – ma deve già fronteggiare la reazione delle Regioni. Per Vasco Errani, presidente della Conferenza dei governatori, l’esecutivo «ha forzato sulle competenze» e sarebbero almeno quattro le regioni che vagliano un possibile ricorso alla Corte Costitituzionale (Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Puglia). Insorgono anche i consumatori in vista di possibili aumenti tariffari: Federconsumatori, Adusbef e Codacons preannunciano la raccolta di firme per un referendum abrogativo. Per comprendere il reale impatto della riforma sarà comunque decisivo il regolamento di attuazione che, secondo il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, arriverà entro l’anno. Si attende anche un organismo di vigilanza, indispensabile – commenta il presidente dell’antitrust Antonio Catricalà – per valutare qualità del servizio e andamento delle tariffe. Al momento sembra probabile un’estensione dei compiti dell’authority per l’energia, ma si ragiona anche sulla creazione di una nuova authority indipendente o un rafforzamento del Comitato di vigilanza sulle risorse idriche.
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