13 Novembre 2009

Crac Costruttori e Solvay a rischio

Il «processo breve» annullerà tutto: parola ai legali di parte civile Barbieri, Maruzzi e Zanforlini

 
FERRARA. Che impatto avrà la nuova legge del «processo breve» a Ferrara?  Bruno Barbieri, avvocato Codacons, che rappresenta 400 parti civili nel processo per il Crac CoopCostruttori – quello più a rischio – risponde con un banalissimo calcolo: «La richiesta di rinvio a giudizio risale a novembre 2008, quindi in teoria, ci vorrebbe una sentenza entro fine 2010». Ci vorrebbe, ma non ci sarà. E allora secondo la nuova legge, il processo che dovrà dare verità, giustizia e pane a 3500 ex soci e a 10mila creditori, potrebbe saltare – penalmente parlando – andando poi a condizionare e rallenatare tutto l’aspetto civilistico del crac, il risarcimento dei danni. Sarà così, Barbieri? «E’improbabile che si arrivi a sentenza in due anni, ma non impossibile, poichè ricordo sempre che il tribunale di Rimini ha impiegato 8 mesi per celebrare il processo per truffa al tubo Tucker: Ferrara potrebbe fissare, come si fece là, udienze ravvicinate in poco tempo visto che è compito del presidente del tribunale dare priorità ai processi che hanno un maggior impatto sociale e collettivo». Ma, senza entrare nella polemica politica, come vede questa nuova norma? «E’ destinata sicuramente ad essere dichiarata incostituzionale. E’ una norma che lascerà molte vittime sul terreno, soprattutto le parti civili per come è stata presentata e per quel poco che si è capito». Claudio Maruzzi, legale di paerte civile di altri ex soci Costruttori, commenta in modo tecnico la riforma del disegno di legge che «non dovrebbe avere riflessi sul processo in corso, essendo i numerosi reati di bancarotta fraudolenta contestati puniti con la reclusione fino a 10 anni». «Ci hanno provato ad inserire questo limite, ma evidentemente hanno capito che "sanare" tutti i processi per bancarotta sarebbe stato davvero troppo», commenta in modo incisivo Maruzzi, quasi a nome delle «vittime» del reato di bancarotta, del «buco» subìto dagli ex soci truffati. «Occorre tuttavia stare all’erta – aggiunge – poichè lo stesso risultato di azzerare i processi potrebbe essere ottenuto con misure indirette, e magari inserite all’ultimo minuto». Maruzzi ricorda l’ipotesi già proposta di ridurre la pena massima per la bancarotta o l’altra ipotesi – poi bocciata – di escludere dalla bancarotta gli amministratori di aziende non fallite come accaduto per Parmalat o Costruttori, essendo in amministrazione straordinaria. Infine, la chiosa amara: «E’ triste constatare che la necessità di riformare la giustizia, anche con riferimento ai tempi del processo, venga anche questa volta collegata ad esigenze contingenti di pochi potenti». Anche David Zanforlini, legale di Legambiente e parte civile nell’altro maxiprocesso a rischio a Ferrara, quello Solvay, è sconsolato. «Per quello che si è potuto capire finora e in attesa del testo definitivo, ciò che più preoccupa è il principio che va a penalizzare sempre più le persone offese». Insomma, se il giudice penale non riuscirà a dare una verità nei tempi stabiliti, poi delegherà tutto al procedimento civile che dovrà quantificare risarcimento, danni e così via. «Sì, il critero risarcitorio andrà a pesare sul giudice civile già ingolfato con il risultato che non si riuscirà affatto a dare risposte alle vittime». «Posso affermare – conclude amaramente – che non è riducendo il tempo dei processi che si risolvono i problemi di giustizia: il ddl di questa riforma distruggerà e continuerà a limitare i diritti delle persone offese».
 

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