11 Novembre 2009

Niente fumo nei ristoranti il controllo non spetta ai gestori

 Il Consiglio di Stato: non sono obbligati a far rispettare la leggeIl disappunto delle associazioni di consumatori: "Ma il cittadino può rifarsi in sede civilistica"

 ROMA – No al "gestore sceriffo". I titolari dei locali non sono tenuti a vigilare sul rispetto del divieto di fumo, né a "pizzicare" i trasgressori e denunciarli agli agenti se non spengono la sigaretta. Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine su una vicenda iniziata nel 2005 con il ricorso dell´Associazione italiana imprenditori locali da ballo (Silb) contro l´obbligo per i proprietari di bar, ristoranti, discoteche di rispettare la legge. Di fatto, la decisione conferma la sentenza di primo grado che dichiarava parzialmente illegittima una circolare ministeriale del dicembre 2004. Il testo che chiarisce come interpretare la legge sulla tutela della salute dei non fumatori precisa che tra gli obblighi dei proprietari o dei loro dipendenti c´è quello di richiamare i trasgressori all´osservanza del divieto di fumare e, in caso di inottemperanza al richiamo, di segnalarne il comportamento ai pubblici ufficiali o agli agenti che devono contestare la violazione e fare la contravvenzione. Ma per il Tar del Lazio il punto viola «la riserva relativa di legge contenuta nell´articolo 23 della Costituzione» ("nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge"). In pratica, chiariscono i giudici, una circolare non può imporre ai gestori il dovere di vigilare trasformandoli così «in incaricati di una pubblica funzione o, quanto meno, di un pubblico servizio». E il ricorso in appello ha confermato questo giudizio. «Siamo imprenditori, questa decisione chiarisce il nostro ruolo», commenta Antonio Flamini, vicepresidente Silb e titolare del BarBar, lounge bar di tendenza a due passi da San Pietro. «E poi la legge contro il fumo, accolta favorevolmente da clienti e gestori, viene rispettata. Ma non possiamo essere responsabili per il comportamento dei trasgressori, soprattutto in discoteche che ospitano fino a mille persone dove è complicato controllare tutti». Dopo quasi sette anni dall´entrata in vigore del divieto, racconta, esso «viene dato per scontato». Per Giancarlo Bornigia, patron di discoteche storiche della capitale come Gilda e Piper, è «una decisione giusta». Ma «non avrà conseguenze su una legge apprezzata e rispettata». E sì che capita, aggiunge, di avere a che fare con clienti che non si rassegnano al divieto: «Ci sono i prepotenti». A non essere d´accordo le associazioni di consumatori.  Uno studio della Codacons del 2009 denunciava che, in assenza di controlli, ormai si fuma nell´88% delle piste da ballo. «Ora le armi per fare rispettare il divieto sono più spuntate», commenta il presidente Carlo Rienzi, «ma il cittadino può rifarsi in sede civilistica».

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