Alla ricerca del tempo perduto. Nel traffico
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fonte:
- Il Mattino
Alla ricerca del tempo perduto. Nel traffico. A scorrere i dati di una ricerca del Codacons – l’Associazione dei consumatori – che ha monitorato la viabilità in tre metropoli italiane, più che il sapore poetico, struggente ed evocativo del capolavoro di Proust (inquinato, in questo caso, da overdosi di smog) torna alla mente una battuta cinica del tassista alla sua povera cliente intrappolata nel traffico, nel film di Luigi Comencini «L’ingorgo. Una storia impossibile»: «Noi siamo fermi e il tassametro corre. È la vita». Già. Perché in un anno gli automobilisti di Roma, Milano e Napoli – le tre grandi città analizzate dallo studio del Codacons – bruciano, oltre alle emissioni altamente tossiche dei tubi di scappamento delle loro macchine e allo sfregamento di freni e pneumatici (le cui polveri da attrito hanno addirittura superato quelle da emissioni), ben 260 ore della loro vita. Tradotto in giorni, significa che tra imbottigliamenti, code interminabili e rallentamenti, nell’andirivieni tra casa e lavoro – con una velocità di percorrenza inferiore ai 30 kilometri all’ora – si perde al volante un terzo di mese: a Roma, quasi undici giorni (10,8), a Milano dieci giorni esatti (240 ore) e a Napoli quasi nove (8,75: 210 ore). E se poi moltiplicassimo questa mole di ore e giorni per tutto l’arco medio di vita (e di tran tran lavorativo) degli italiani urbanizzati, il risultato dovrebbe indurre chiunque sia dotato di un minimo di buon senso ad abbandonare definitivamente l’uso (o meglio, l’abuso) dell’auto, per non buttare anni preziosi di vita nello stress da ingorgo infinito. «La soluzione – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – è quella di incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, rendendo autobus e tram puntuali e garantendo una maggiore frequenza e usare il pugno duro con chi contribuisce a determinare il traffico parcheggiando in seconda fila, limitando la carreggiata o rallentando le altre autovetture. Sennò, si profila l’ipotesi di una vita trascorsa per metà al volante». Ben detto. Ma purtroppo, la densità automobilistica (con una viabilità a dir poco disastrosa e altamente logorante, ben più di quando l’affabile Ernesto Calindri invitava a sorseggiare Cynar per combattere «il logorio della vita moderna») costituisce ancora uno degli elementi più critici per le città italiane ostinatamente autodipendenti e continua a distinguere il Bel Paese nel panorama mondiale, per il tempo e la salute rubati (polverizzati) da congestioni impressionanti di traffico. Basti pensare che, secondo dati Aci riferiti al 2007, il tasso italico di motorizzazione è altissimo (60 auto ogni 100 abitanti), e ogni anno il numero di auto immatricolate supera addirittura il numero delle nascite di bambini! Un parco veicolare, insomma, di oltre 47 milioni di veicoli, di cui il 76% (quasi 36 milioni) è costituito da auto passeggeri, l’8% (quasi 4 milioni) da veicoli commerciali, il 12% (circa 5 milioni e mezzo) da motocicli (raddoppiati negli ultimi dieci anni) e solo il restante 4% è composto da veicoli speciali, autobus, motocarri, trattori. In altri termini, l’85% di passeggeri e merci continua a circolare su gomma e solo il 35% del trasporto pubblico urbano è costituito da trasporto su rotaia. «Si tratta di giorni di vita letteralmente buttati al vento, e di ore sottratte al tempo libero, alla casa e alla famiglia – denuncia ancora Carlo Rienzi -: è intollerabile che in una metropoli come Roma, per collegare un quartiere situato a sud con uno situato a nord, nelle ore di punta si impieghino in automobile oltre 2 ore, lo stesso tempo che si impiegherebbe per raggiungere dalla capitale regioni come la Campania, la Toscana o l’Umbria». Replica il presidente della commissione Mobilità del Comune di Roma, Antonello Aurigemma: «È una delle tante eredità che abbiamo ricevuto dalle passate amministrazioni; in 15 anni di giunte di centrosinistra, Roma ha raggiunto livelli di paese da terzo mondo per quanto concerne il trasporto pubblico». Sarà. Ma mai come in questo caso, il mal comune non è affatto mezzo gaudio. E la mobilità ecosostenibile diventa una priorità assoluta per le politiche urbane.
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