Latte all’inchiostro “lesi i diritti della famiglia”
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fonte:
- La Sicilia.it
Nel vendere il «latte all’inchiostro» la Nestlè e le ditte che hanno fabbricato i contenitori in tetrapack hanno leso non solo il diritto alla salute dei consumatori ma anche i diritti inviolabili della famiglia sanciti dalla Costituzione. Lo ha stabilito con una sentenza civile il giudice di pace di Acireale Giuseppe Conselmo che ha condannato sia la Nestlè Italiana spa che la Tetra Pack International S. A. e la Tetra Pack Hispania S. A. a risarcire una signora che aveva citato in giudizio le società dopo aver scoperto di aver alimentato il figlio per sei mesi con il latte "alterato" dall’inchiostro utilizzato per le scritte sulla confezione tetrapack.
Il giudice ha accolto le tesi presentate dagli avvocati del Codacons Floriana Pisani e Simona Russo riconoscendo che nella condotta inadempiente della Nestlé (la quale ha violato i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto (chi compra un caratterizzato da un marchio ben preciso è come se stipulasse un contratto con la società, in questo caso la Nestlè) è configurabile la lesione, o più correttamente «la messa in pericolo dei diritti inviolabili della famiglia (art. 2, 29 e 30 della Costituzione) e in particolare del rapporto parentale tra madre e figlio minore, minacciato dai possibili sviluppi negativi della sua salute…».
«È da rilevare – afferma una nota del Codacons – che all’epoca dei fatti era stato disposto il ritiro dai banchi di vendita delle confezioni di latte che avevano subito l’alterazione, ma tale situazione di allarme ed incertezza, secondo quanto disposto dal giudice, ha causato un danno ingiusto, anche di natura non patrimoniale, alla madre, pregiudicandone le funzioni naturali nella dimensione biologica, psicologica e sociale. La mamma del piccolo, infatti, si è preoccupata enormemente per la salute del bambino, che quasi fin dalla nascita aveva assunto il latte contaminato. Il diritto alla salute ed alla sicurezza alimentare ha carattere fondamentale e riguarda l’uomo nella sua totalità, corpo e psiche. Il giudice, dopo avere respinto ogni eccezione riguardante la competenza territoriale del procedimento, (la Nestlè voleva infatti spostare il procedimento a Roma) ha sancito la competenza territoriale facendo riferimento al "foro del consumatore" e ha condannato al risarcimento del danno patrimoniale quantificato in circa 3.000.
«È una sentenza importantissima – ha dichiarato Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, perché afferma che la commercializzazione del “prodotto inquinato” comporta una responsabilità di natura contrattuale in quanto si profila non solo una ipotesi di inadempimento contrattuale ma anche una ipotesi di danno non patrimoniale consistente nella lesione o più correttamente della messa in pericolo dei diritti inviolabili della famiglia».
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