Il Codacons: Serve un esorcismo per liberare dal male i listini della benzina
Il Codacons: «Le quotazioni del greggio calano e i carburanti vanno su. Un pieno costa quattro euro in più. Serve un esorcismo per liberare dal male i listini della benzina»
MILANO LA BENZINA supera la barriera degli 1,33 euro al litro tornando attorno ai massimi da un anno e riesplode la rabbia dei consumatori contro i petrolieri, Con un invito anche al governo a fare di più per controllare i rincari e ridurre le tasse che ormai gravano per circa il 60% sul costo industriale. Se il Codacons ironizza invocando un esorcismo anti-rincari, il vero problema, accusano i consumatori, è la doppia velocità con la quale le compagnie adeguano i listini in base all’andamento del prezzo del petrolio. Velocissime ad alzarli, lentissime a ridurli. UN’ACCUSA definita fantasiosa e demagogica dai petrolieri che parlano di adeguamenti addirittura inferiori ai rialzi dei prezzi internazionali dei carburanti. Che cosa rispondete alla difesa dell’Unione petrolifera? «Che ci sentiamo presi in giro ribatte Carlo Pileri, presidente dell’Adoc perchè non servono le statistiche: basta chiedere a qualsiasi automobilista che va a fare il pieno per sapere che gli aumenti e i ribassi dei prezzi del carburante in base alle quotazioni del greggio non viaggiano allo stesso modo anche se i petrolieri si ostinano ad affermare il contrario. E poi che senso ha aumentare di oltre 4 euro il pieno solo nell’ultimo mese se il prezzo del petrolio a monte si riferisce ad acquisti di tre o quattro mesi fa? E’ anomalo è anche il rialzo del prezzo al barile con un euro sempre più forte sul dollaro, mentre l’effetto cambio dovrebbe riequilibrare i rincari della materia prima». Il risultato è che paghiamo la benzina e il gasolio tra i più cari d’Europa? «Certo. Ovviamente c’è il peso abnorme delle accise sulle quali poi si applica l’Iva. Purtroppo prima il governo Prodi, poi quello Berlusconi, avevano promesso una riduzione delle imposte e una sterilizzazione del’Iva in caso di rincari ma non abbiamo mai visto i fatti. Sono ormai dieci anni che i governi fanno solo promesse. Ma anche il costo industriale resta di almeno 5-6 centesimi più alto della media europea. I petrolieri dicono che è colpa di una rete distributiva troppo frammentata. Ma avere tanti impianti, mi chiedo, non dovrebbe favorire la concorrenza? Invece le differenze di prezzo sono minime e il risultato è che gli automobilisti subiscono un danno enorme spendendo ogni anno oltre 2.500 euro solo per i carburanti. Per questo è necessario un taglio di 10 centesimi sia delle tasse che del prezzo del prodotto industriale che equivarrebbe a un risparmio di 360 euro l’anno per chi ha un’auto a benzina e di 180 per un diesel». Sperando in questa riduzione, come si fa oggi a risparmiare sui carburanti? «Facendo il pieno nelle pompe bianche, quelle senza marchio, dove la benzina costa dagli 8 ai 12 centesimi in meno al litro. Purtroppo sono ancora poche e difficili da trovare. Come pochi sono gli impianti vicini ai centri commerciali, che andrebbero liberalizzati. Ovviamente, si risparmia se si ricorre al fai-da-te e soprattutto di notte. Quando gli impianti sono chiusi la benzina costa dai 5 fino agli 8 centesimi in meno al litro».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: accise, Benzina, carlo pileri, esorcismo, gasolio, petrolieri, Petrolio, Prezzi, unione petrolifera
