Le famiglie sono più povere in tre mesi persi 11 miliardi
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fonte:
- la Repubblica
ROMA – Girano meno soldi, le famiglie – ma anche le micro imprese – fanno i conti con un bilanci più smilzi e, come si fa in questi casi, l´intervento rapido che mettono in atto è uno solo: tagliare le spese e rinunciare a metter via qualcosa. Ed è così che le cose stanno andando, assicura l´Istat nel suo studio su redditi e risparmi del secondo trimestre di quest´anno. Di fatto, negli stessi giorni in cui si comincia a parlare di lento e fragile riavvio dell´economia, nelle case degli italiani e negli uffici delle piccole imprese familiari, i conti non quadrano: fra aprile e giugno, rispetto al trimestre precedente, il reddito lordo è sceso di quasi 11 miliardi di euro, diminuendo dell´1 per cento (da 1.094 a 1.083 miliardi). Di conseguenza i consumi finali sono scesi dello 0,5 e la propensione al risparmio dell´0,4: finiti i tempi orgogliosi degli italiani «formichine», ora la quota messa da parte è uguale a quella media europea (il rapporto fra incremento al risparmio e incremento al reddito è del 15,2 per cento, negli anni Novanta si aggirava attorno al 26). Cifre davanti alle quali l´unica via d´uscita, per non far saltare i bilanci, è il taglio della spesa: se le piccole imprese se la cavano rinunciano agli investimenti in immobili e beni strumentali (in calo del 9,3 per cento) le famiglie ci provano riducendo all´osso i consumi. Guardando ai dati reali, al netto del livello dei prezzi, tra marzo e giugno il potere d´acquisto delle famiglie si è ridotto dell´1 per cento, ovvero di 9 miliardi. L´unica voce di spesa che continua a crescere – secondo un´indagine condotta dall´Acri – è quella telefonica, via cellulare in primis. Un quadro che, a detta di sindacati e consumatori, mette nero su bianco una tendenza nota da mesi. Altro che ripresa – dicono – la crisi che brucia consumi e risparmi continua a manifestare i suoi effetti e rende irrinunciabile una politica che metta al centri la tutela delle entrate familiari. I nodi ora stanno arrivando al pettine e se le strategie suggerite per districare l´emergenza sono diverse, l´obiettivo è lo stesso. Per il Codacons la miglior cosa da fare è «finanziare gli incentivi all´acquisto di elettrodomestici e la social card per 4,6 milioni di famiglia». L´Adoc vorrebbe saldi anticipati e un taglio secco ai prezzi del 20 per cento. Adusbef e Federconsumatori, invece, credono soprattutto «in una detassazione per lavoratori a reddito fisso e pensionati pari almeno a 1.200 – 1.500 euro l´anno». La tesi del taglio alle tasse è sposata dalla Cgil che propone di finanziare l´alleggerimento della pressione fiscale impegnando un punto percentuale di Pil: «la bufera non è passata» sostiene il segretario confederale Megale . Sul fatto che la prima cosa da fare sia ridurre le tasse concorda anche la Uil, che comincerebbe premiando «tredicesime, incrementi salariali e pensioni». Il mondo cattolico delle Acli punterebbe invece sull´introduzione «anche graduale» del quoziente familiare. Serve un cambio di marcia nella politica economica riassume per l´opposizione Cesare Damiano del Pd: «Tremonti, re dell´equilibrio dei saldi di bilancio, farebbe bene a cambiare rapidamente strada: quella seguita fin qui rischia di farci cadere nel baratro».
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