Ancora polemiche sulla benzina
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fonte:
- Miaeconomia.it
La battaglia sui prezzi dei carburanti non sembra avere fine, in questi giorni. Nonostante i prezzi del petrolio siano lontani anni luce dai massimi visti neanche tanto tempo fa (oltre 140 dollari, oggi si viaggia sugli 80 dollari per barile) le grandi compagnie petrolifere vengono accusate di essere fin troppo attente quando le quotazioni salgono, con immediati aumenti alla pompa. Ma quando il barile scende i tempi di adeguamento sono molto lenti. Ma non è tutto. "Che diverse compagnie petrolifere aumentino il prezzo dei carburanti sorpassando quelli della compagnia di bandiera ed attestandosi ad esempio ad oltre 1.32 per la benzina è francamente scandaloso. Infatti tali aumenti si registrano nel momento in cui vi è una maggiore valutazione dell?euro sul dollaro che ha superato 1.50 dollari, nonché un calo del prezzo internazionale del petrolio che scende sotto la soglia degli 80 dollari al barile", attaccano ad esempio Federconsumatori e Adusbef. Tradotto, dicono le due associazioni, gli aumenti ingiustificati si concretizzano in 3 euro in più per ogni pieno di carburante. "E a ciò si aggiunge che oramai è diventato strutturale il differenziale di 4-5 centesimi in più rispetto ai paesi della nostra Comunità". Rincara il Codacons, che spiega che se gli ultimi rincari non rientreranno velocemente, avranno ricadute economiche sulle tasche dei cittadini comprese tra gli 80 e i 120 euro su base annua ad automobilista, a seconda della frequenza di utilizzo dell’automobile e della quantità di carburante consumata. "L’Italia, tra le altre cose, risulta ai primi posti della classifica europea sul fronte del caro benzina – afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi -. Basti pensare che mentre nel nostro paese la verde ha raggiunto oramai quota 1,32 euro al litro, in Spagna un litro di benzina costa mediamente attorno a 1,055 euro, in Francia 1,229 euro, in Germania 1,302 euro, in Austria 1,072 euro, in Gran Bretagna 1,149 euro e in Romania addirittura 0,873 euro!". "Nonostante il supereuro, sempre più forte sul dollaro, i prezzi dei carburanti sono ai massimi, in costante rialzo – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – le promesse pronunciata in agosto dal Governo di intervenire sui listini, al fine di calmierare i prezzi, sono rimaste lettera morta. La voce carburanti rappresenta un esborso gravoso per i consumatori, circa 2500 euro l’anno". Adoc ricorda anche che sul prezzo finale dei carburanti gravano anche per oltre il 50%, le tasse, accise e Iva. Molte accise sono state imposte in tempi lontanissime, ad esempio la guerra di Abissinia del 1935, e ancora oggi si paga un balzello di 0,30 euro, Iva compresa. "Un intervento che potrebbe risollevare le sorti dei consumatori sarebbe il taglio di 10 centesimi sia delle tasse che del prezzo del prodotto industriale ad opera dei petrolieri, per complessivi 20 centesimi. In questo modo chi possiede un’auto a benzina spenderebbe in media 360 euro in meno su base annua, mentre con un’auto a gasolio si risparmierebbero 180 euro l’anno".
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