21 Ottobre 2009

Rai, rischio buco di bilancio da 600 milioni

La mossa di Sky con la chiavetta sul decoder mette nei guai i conti. La politica è in subbuglio

 

ROMA Sky sta per entrare nel digitale terrestre e tra i «grandi» delle telecomunicazioni c’è grande fibrillazione. Mediaset e Rai si sono affannate ieri nel tentativo di minimizzare l’operazione della tv di Murdoch: «La chiavetta di Sky per accedere al digitale terrestre è un’operazione di marketing» hanno detto i dirigenti, bollando l’offerta come ingannevole perché valida solo per un numero esiguo di decoder di ultimissima generazione. Ma in Rai le polemiche non si placano. Nella seduta di oggi della commissione di vigilanza sarà ascoltato il direttore generale della tv pubblica Mauro Masi. Un’audizione voluta per conoscere l’entità dei problemi che potrebbero aprirsi in Rai a fronte dell’offensiva di Sky, e sulla rottura del contratto di partnership con Murdoch che politicamente è questione più spinosa. Rinunciando ai soldi di Sky infatti (oltre 50 milioni all’anno) e alla sua piattaforma, la Rai non solo ha rifiutato risorse economiche assai utili in questa fase, ma secondo l’opposizione ha di fatto dato il via libera all’operazione sul digitale terrestre della pay tv. Sul tavolo della vigilanza anche il nodo del canone, e quindi del bilancio. Da parte Mediaset invece Gina Nieri, membro del Cda, dice che «Sky fa molto rumore per nulla. La nuova proposta riguarda solo 300mila decoder su circa 4,5 milioni. E gli utenti – aggiunge _ possono vedere lo stesso il digitale terrestre grazie ai nuovi televisori senza doversi abbonare a Sky». Un’iniziativa che «ha più i connotati di una abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro»: così il direttore generale della Rai Mauro Masi ha definito ieri, nelle sue comunicazioni al consiglio di amministrazione, la chiavetta lanciata ieri da Sky. La «digital key», ha spiegato tra l’altro Masi, sarà disponibile solo per i decoder in alta definizione, «che costituiscono notoriamente una quota di minoranza dell’utenza Sky (inferiore al 10%)» e riguarderà solo gli abbonati «dotati di un televisore Full HD». Inoltre, ha detto ancora il dg, è improprio parlare di «decoder unico», visto che l’iniziativa non supporta «comunque sistemi di accesso condizionato diversi da NDS», cioè quello usato da Sky. Ma il vertice ieri ha anche lanciato un allarme e il direttore Masi ha parlato di «un rischio di buco nei conti, da qui al 2012, superiore ai 600 milioni di euro» e ha ha dato al consiglio di amministrazione le prime indicazioni sulle linee guida del nuovo piano industriale 2010-2012. L’esame del documento, una quarantina di pagine, continuerà martedì prossimo, mentre il consiglio tornerà comunque a riunirsi giovedì 22 ottobre. In cda ieri anche l’audizione dell’amministratore delegato della Sipra, Maurizio Braccialarghe, sull’andamento della raccolta pubblicitaria, e il dibattito sulla nuova offensiva di Sky, con la chiavetta per vedere l’offerta gratuita del digitale terrestre. Infine, secondo Masi, «merita un attento approfondimento, anche dal punto di vista legale e regolamentare, la eventuale immissione dei canali della piattaforma terrestre all’interno dell’Epg (la guida elettronica dei programmi) di Sky». Circostanza che «potrebbe essere in conflitto con le disposizioni delle Autorità di garanzia che limitano l’utilizzo da parte di Sky del sistema digitale terrestre». Considerazioni – accolte con qualche riserva in consiglio, in particolare da parte di chi aveva chiesto chiarimenti sull’impatto dell’iniziativa di Sky sui conti Rai – che con ogni probabilità il dg ripeterà oggi in Vigilanza: l’ufficio di presidenza lo ha convocato all’unanimità, su proposta del presidente Sergio Zavoli, per rispondere anche dei problemi legati al bilancio e all’evasione del canone. Proprio il recupero dell’evasione – che si aggira attorno al 30% ed è stimabile in 400 milioni – è uno dei principali strumenti, insieme con l’efficientamento della macchina aziendale, che le linee guida del piano industriale prevedono di mettere in campo per far fronte a un deficit, legato alla crisi strutturale della raccolta pubblicitaria nonchè all’esborso per i diritti sportivi, che si preannuncia allarmante: per il 2009 il rosso toccherebbe i 50 milioni, nel 2010 la perdita ammonterebbe a 275 milioni, mentre per i due anni successivi il deficit si attesterebbe oltre i 100 milioni all’anno.  Interviene intanto anche il Codacons. La pubblicità per il passaggio del sistema televisivo al digitale terrestre «falsa in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore che sarà quasi costretto ad acquisire o un decoder o un apparecchio televisivo predisposto» per la ricezione del nuovo segnale.  Partendo da questa constatazione il Codacons si è rivolto al Tar del Lazio contestando la legittimità del provvedimento con cui l’Antitrust, nel giugno scorso, ha dichiarato la «non ingannevolezza» del messaggio pubblicitario. Affidato alla I sezione, si è in attesa della fissazione dell’udienza di discussione.  Era stato lo stesso Codacons, il 23 aprile scorso, a chiedere all’autorità di approfondire il tutto per verificare la sostenuta ingannevolezza del messaggio trasmesso dalle principali emittenti televisive. L’Antitrust, secondo quanto si evince nel testo del ricorso, il successivo 16 giugno, scrisse di aver valutato tutto e deliberò non esistenti i presupposti per un approfondimento istruttorio.

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