18 Ottobre 2009

Ultimatum di Codacons alla banca Il legale: “Via all’azione civile se i clienti non risarciti entro novembre”

 CASO UNICREDIT Animi esasperati nella riunione all’hotel Europa Presentato un esposto a Banca d’Italia e Consob

Lacrime, disperazione e tanta rabbia.  Tutti in fila, ma col cuore gonfio, per firmare le prime raccomandate da inviare ad Unicredit: il centinaio di clienti beffati della filiale di via Gattalupa ha pianifcato, nella riunione organizzata dal Codacons all’hotel Europa, varie mosse. Una mattinata tumultuosa, con tanto di inviato di Striscia la notizia a far da «lievito» fra gli animi esasperati di chi ha perso tutto e non riesce ancora a capacitarsene.  Il contrattacco del Codacons è di quelli incisivi, a mo’ di ultimatum. «Abbiamo comunicato alla banca – spiega l’avvocato Marco Barbieri, vicepresidente nazionale dell’associazione dei consumatori – che se entro il 30 novembre non verranno rimborsati i nostri assistiti, partiremo con l’azione civile di risarcimento-danni. Le prime 8 posizioni verranno discusse giovedì con il legale di Unicredit. C’è un sacco di gente che non ha più un soldo e si trova in enorme difficoltà – rimarca – eppure la banca sinora si è resa disponibile solo per linee di credito del 10% rispetto alle perdite, dietro presentazione della dichiarazione dei redditi, ma qui non stiamo parlando di finanziamenti, bensì di ammanchi!».  Sempre il Codacons ha anche presentato un esposto – a Banca d’Italia, Consob e Abi – lamentando grosse carenze nelle ispezioni (sia interne che da parte degli organi preposti) effettuate negli ultimi 10 anni nella filiale «incriminata». Attorno all’avvocato gli sfoghi – più o meno urlati – di tanti risparmiatori, con un unico ritornello: i clienti avevano cieca fiducia nell’ex direttrice Maria Maniscalco («Ma la Maria non doveva farci questo…») e nei rendiconti bancari «corretti» a mano dalla stessa, poi l’amara sorpresa dei soldi spariti (in gran parte dalle gestioni patrimoniali). Il 45enne Roberto Ligabue – dipendente Ausl – mostra le stampate bancarie «vergate» dall’ex direttrice e nel suo caso si riconoscono in molti. «Da trent’anni siamo clienti della filiale – spiega con tono deciso – ed ora sia io che i miei anziani genitori ci ritroviamo con i risparmi annientati. Avevamo un rapporto di totale fiducia con la Maniscalco, andavamo nel suo ufficio e prima ci mostrava sul computer la situazione dei nostri investimenti – sottolinea sventolando quei fogli – per poi stampare i rendiconti a cui aggiungeva di suo pugno cifre diverse perché diceva che i dati reali non erano coerenti con quelli dei report della banca, mettendoci poi timbro e firma. Non avevamo motivo di dubitare di lei, anche perché ci rivolgevamo ad una persona che rappresentava la banca e Unicredit dovrà rispondere di quanto accaduto». Gli fanno eco l’operaio 40enne Paolo Camotta («Qualcuno ha prelevato a mia insaputa 10mila euro dai miei conti), il medico Fernando Panciroli («Credevo la Maria un’amica, invece… Mio figlio era stato messo sul chi va là da un altro consulente e se n’era andato in un’altra banca») e il restauratore 37enne Pietro Amico («Abbiamo trovato ammanchi in sei conti: per noi è una cifra notevole»). Da giovedì i primi responsi della banca.
 

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