2 Ottobre 2009

“I video? Non volevo ricattarlo A palazzo Grazioli quella sera c’erano più di venti ragazze”

 ROMA. «Berlusconi sapeva che sono una escort». Sicura, lo sapeva? «Sì, lo sapeva». Così, quasi alla fine di "Annozero", Patrizia D’Addario ha fatto calare sullo studio della trasmissione di Michele Santoro un silenzio di tomba, anche da parte degli ospiti più infervorati nella difesa del premier. Dunque, alla fine "Annozero" è andato in onda nonostante le pressioni politiche di molti esponenti del Pdl e le minacce dei legali di Tarantini susseguitesi per l’intera giornata. «No Gianpi no party» si è aperto con Santoro che ha sintetizzato un pomeriggio di tensione causato dall’annunciata presenza della escort Patrizia D’Addario alla trasmissione. La escort più famosa d’Italia, se non d’Europa, in collegamento esterno ha confermato tutto ciò che ha raccontato ai magistrati e ai giornali in questi ultimi mesi di politica e sesso. «Berlusconi sapeva che ero una escort», ha sussurrato prendendo in contropiede il direttore di "Libero" Maurizio Belpietro e del vicedirettore del "Giornale" Nicola Porro. «Lo sapevano tutti che ero una escort, ho passato la notte lì…». Precedentemente la D’Addario ha ripercorso la storia del tentativo di realizzare un agriturismo, e la dolorosa vicenda del suicidio del padre proprio perché non riusciva a realizzare i suoi progetti. Sulle feste a palazzo Grazioli ha raccontato «dell’harem» di Berlusconi nel quale lei occupava un ruolo centrale, e dell’emarginazione subita successivamente. «Ho registrato tutto perché così mi sono abituata a fare dopo una violenza subita», ha detto. Incalzata sul sospetto che volesse ricattare il premier, ha risposto che «se avessi voluto utilizzare le registrazioni per quello scopo avrei agito diversamente, invece sono stata chiamata dai magistrati e ho consegnato tutto a loro». Il conduttore Michele Santoro aveva iniziato la trasmissione parlando delle otto pagine di «parere legale della Rai in cui mi si diceva che la D’Addario non poteva partecipare alla trasmissione. Ho chiesto se era un parere, una direttiva, che cosa? Non mi è stata data una risposta precisa, quindi io vado in onda. Finché non mi dicono non vai in onda, io qua sto», ha detto Santoro. Il dibattito si è focalizzato molto anche sulla sanità pugliese e su alcune interviste alle ragazze che, a pagamento, erano state ospiti delle feste di Berlusconi a palazzo Grazioli. Due vicende apparentemente disconnesse, ma con strettamente collegate per la presenza di Gianpaolo Tarantini, boss dell’imprenditoria in Puglia con le sue aziende di protesi ortopediche. Era Tarantini che procurava le escort per le feste («ma Berlusconi non sapeva che le pagavo», ha detto in uno stralcio di intervista), e lo stesso Tarantini – secondo le accuse – corrompeva funzionari delle Asl, medici e primari per vendere le sue protesi. Risultato, in Puglia le protesi hanno avuto un’impennata del 243 per cento. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ex magistrato della Dda pugliese che ha in passato indagato anche sui fratelli Tarantini, ha parlato del buco nero della sanità in Puglia, ma anche, sollecitato da Belpietro, sulle autorizzazioni per un residence che stava cercando di ottenere Patrizia D’Addario tramite l’amicizia con Berlusconi. «Non concediamo licenze secondo il colore politico», ha risposto a Belpietro. Duro lo scontro con il direttore di "Libero", che ha accusato il sindaco di Bari di aver chiesto favori a Tarantini, circostanza seccamente smentita da Emiliano: «Lei mente sapendo di mentire», ha risposto. Terry D’Amico e Barbara Montereale, due delle escort nel giro di Tarantini, hanno confermato i loro racconti già resi in passato a giornali e magistrati, sui rapporti a pagamento con politici. In studio scintille tra Belpietro e Norma Rangeri, del "Manifesto", che ha risposto con estrema decisione ai tentativi del direttore di "Libero" di spostare la discussione completamente sulla sanità e sulla giunta di centro-sinistra della Puglia. «Si sta parlando di un presidente del consiglio che si portava in casa un personaggio come Tarantini – ha detto la Rangeri -, non si capisce come possano accadere queste cose. Potrebbe entrargli in casa un mafioso e lui non lo saprebbe?». Il premio Pulitzer Carl Bernstein dagli Usa ha «castigato» il presidente del consiglio per i tentativi di mettere il bavaglio alla stampa che non controlla direttamente.  Intanto, martedì prossimo davanti al Tar la comparizione delle parti per una prima decisione sul ricorso con cui il Codacons contesta i provvedimenti del ministro Scajola, dopo la prima puntata della trasmissione "Annozero". Scajola ieri era a Detroit, negli Stati Uniti, e ha assistito in silenzio praticamente a tutta la trasmissione, dapprima pensando di lasciare il Chrysler Building appena finito l’intervento di Marco Travaglio, per poi cambiare idea e aspettare la fine della puntata, quando ormai il quartier generale della casa automobilistica era completamente deserto, a eccezione dei pochi dipendenti dedicati alla delegazione italiana. Il ministro ha prima passato al vaglio la rassegna stampa relativa ai diversi impegni del suo tour de force americano, per dedicarsi quindi alla visione della puntata di "Annozero", trasmessa con un proiettore di fortuna su una parete liberata all’ultimo momento dai quadri dei vari veicoli Chrysler, poi accatastati in un angolo. Qualche battuta sottovoce con i componenti del suo staff, prima di sussurrare un «… e poi parlano di censura. Mi sembra che tutti abbiano detto la loro stasera». Nessuno degli interventi dei vari ospiti sembra però aver colpito particolarmente il ministro, che infatti poco prima della conclusione si lascia scappare un commento che lascia pochi dubbi sul suo livello di gradimento: «Mi è sembrata una trasmissione debole».

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