L'”infedele” promossa direttrice
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fonte:
- Gazzetta di Reggio
REGGIO. Altro che anonima funzionaria, la dipendente infedele dell’Unicredit sospesa perché sospettata di aver fatto sparire oltre 10 milioni di euro, la scorso novembre era stata promossa direttrice della filiale di via Gattalupa. Una promozione arrivata dopo circa 20 anni di carriera. E intanto emergono nuovi e inquietanti scenari su quanto accadeva in quella banca di Ospizio. La dipendente della banca da qualche mese era dunque stata promossa a direttore della filiale nella quale lavorava da circa 20 anni. La sua carriera è la classica dei «vecchi» funzionari di banca. Partita alla cassa dove si era fatta le ossa, la dipendente aveva scalato tutte le tappe, arrivando ad essere vice direttore nel momento del passaggio di gestione tra la Cassa di Risparmio e la Bipop-Carire, per poi diventare direttore durante l’ennesimo passaggio di mano concretizzato nella nuova era Unicredit. ESPOSTI. Da ieri mattina, sui tavoli del sostituto procuratore Isabella Chiesi – reggente della procura di Reggio in attesa della nomina del nuovo procuratore capo – sono arrivate decine di esposti. Presentati non solo dal Codacons, l’associazione di consumatori che negli ultimi giorni ha raccolto gli sfoghi dei clienti rimasti senza soldi, ma anche da avvocati che rappresentano singoli clienti che si sono rivolti ai legali per essere assistiti. Nelle prossime ore toccherà dunque alla procura aprire un’inchiesta ed eventualmente incaricare la polizia di chiarire la posizione della direttrice, sulla quale stanno già indagando gli ispettori inviati in via Gattalupa dai vertici nazionali del gruppo bancario. GLI SCENARI. L’indagine interna che ha avviato l’Unicredit, già nei giorni scorsi, è stata definita ad «ampio raggio». Non solo perché la direzione della filiale – che annovera circa 2.200 conti – sta ricostruendo tutte le posizioni dei clienti cercando eventuali ammanchi, ma anche perché c’è il sospetto che la funzionaria non abbia agito in solitudine. Nelle ultime ore, almeno da quanto emerso dalla «blindata» inchiesta bancaria, c’è in atto il tentativo di capire se qualche altro dipendente della filiale abbia aiutato la direttrice a prosciugare i conti. Un’ipotesi investigativa che deve ancora essere confermata, ma che potrebbe trasformare il caso della filiale di via Gattalupa in una «bomba» con pesanti risvolti giudiziari. I CONTROLLI. I clienti della filiale, fidandosi della funzionaria poi sospesa con la quale avevano un rapporto decennale, accettavano come validi dei rendiconti che a partire dal 2002 venivano fatti, con descrizioni di cifre ed investimenti, a mano dalla funzionaria che utilizzava carta intestata e con timbri dell’Unicredit. I clienti erano convinti di avere la disponibilità sui loro conti di diverse centinaia di migliaia di euro, parte investiti in gestioni patrimoniali, altri in titoli contenuti nel loro portafogli titoli e in polizze assicurative ed altri ancora in conto corrente. Quello che sorprende è come la dipendente della banca sia riuscita ad organizzare tutto fin dal 2002, riuscendo così ad eludere i controlli interni che di norma le banche avviano con procedure automatiche. Domande alle quali non solo cercherà di rispondere l’inchiesta interna, ma anche quella che sarà avviata dalla magistratura.
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