Ventura: la situazione destinata a peggiorare. Codacons: gli esercenti abbassino i prezzi
-
fonte:
- Gazzetta del Sud
ROMA Ancora nessuna luce in fondo al tunnel per il commercio in Italia: a luglio le vendite al dettaglio sono diminuite, secondo l’Istat, dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 2,6% su base annua. E la flessione raggiunge dimensioni ancora più gravi per i piccoli esercizi commerciali. Un calo dei consumi che "spezza le gambe", è il caso di dirlo, ai negozianti: nei primi sei mesi dell’anno, secondo la rilevazione Movimpresa di Unioncamere, hanno abbassato la saracinesca già 36 mila negozi. E le stime per fine 2009 sono ancora più fosche: sono a rischio chiusura, secondo Confesercenti, circa 70 mila punti vendita. I dati Il calo delle vendite è il sesto consecutivo, il più pesante da marzo. Una flessione che, sottolinea l’Istat, ha riguardato sia i beni alimentari (-2,1%) sia quelli non alimentari (-2,8%). E che fa soffrire in particolare i negozi più piccoli: le vendite negli esercizi che operano su superfici ridotte sono calate del 3,7%, mentre la grande distribuzione si è difesa meglio e ha registrato un calo "solo" dello 0,8%. Dati ancora più negativi se si prendono in considerazione le microimprese commerciali, quelle con meno di 5 addetti: hanno perso il 4,3% del giro d’affari. Giù le saracinesche La flessione pesante dei consumi mette in ginocchio sempre più negozi. Secondo le rilevazioni di Unioncamere nel primo semestre 2009 hanno chiuso 36 mila punti vendita al dettaglio. Le Regioni in cui è andata peggio, secondo i dati Unioncamere, sono Campania (dove hanno chiuso 4.598 negozi) e Lombardia (4.056 chiusure). A livello nazionale, anche a voler considerare le nuove aperture, in sei mesi più di 10 mila punti vendita si sono "persi" nel buco nero della crisi. Fin qui i dati certi. Ma le previsioni sono ancora più buie: «La conseguenza inevitabile di questi dati dice il presidente di Confesercenti, Marco Venturi non può che essere una serie di chiusure di esercizi con conseguente perdita di posti di lavoro». Confesercenti, spiega Venturi, ha rivisto in peggio le stime, che prevedono a fine 2009 «addirittura 70 mila negozi a rischio: anche tenendo conto delle nuove aperture, si avrebbe un saldo negativo superiore a 20 mila esercizi, il dato peggiore da sempre. La crisi aggiunge Venturi ha dunque bloccato anche il ricambio nel panorama dei punti vendita». E una fetta enorme di questi «esercizi a rischio», stima il centro studi del Cidec, è costituita dai piccoli negozi di quartiere, quelli sotto casa: ne potrebbero sparire più di 30 mila. Le reazioni Per questo Confesercenti continua a chiedere «interventi concreti e tempestivi sul fisco, sulla detassazione delle tredicesime e sull’estensione a 24 mesi della moratoria sui debiti bancari». Più ottimista Confcommercio: «La domanda resta debole sottolinea il centro studi dell’organizzazione di categoria ma i dati sui consumi sono meno negativi rispetto ai primi mesi dell’anno e in via di stabilizzazione. Si dovrebbe confermare una congiuntura in moderata ripresa». Dalle associazioni dei consumatori, invece, arriva un coro unanime: senza interventi di sostegno ai redditi da parte del Governo i consumi non ripartiranno. Adusbef e Federconsumatori chiedono misure di sostegno a disoccupati e precari, mentre Adiconsum ritiene necessaria la detassazione delle tredicesime. Il Codacons punta il dito direttamente sui negozianti, e li invita a ridurre i prezzi del 20%, se non vogliono essere sconfitti dalla concorrenza della grande distribuzione. I dati diffusi dall’Istat confermano che la crisi non è alle spalle, che il Governo deve approntare provvedimenti per sostenere i redditi e che i negozianti, per rilanciare i consumi, devono ridurre del 20% i prezzi. Lo sostiene il Codacons in una nota. «È interessante sottolinea l’associazione dei consumatori – il dato rispetto alla forma distributiva: il minor calo delle vendite nella grande distribuzione (-0,8%) rispetto ai negozi tradizionali (-3,7%) è la dimostrazione che se i commercianti non vogliono perdere sistematicamente clienti a favore della grande distribuzione, finendo per abbassare le saracinesche, devono ridurre i prezzi almeno del 20%. Prima che i consumi delle famiglie italiane ritornino ai livelli pre-crisi bisognerà attendere almeno fino al 2013, se non si farà nulla per rilanciarli». Il Codacons accusa dunque il Governo di «aver fatto una finanziaria vuota che non contiene alcun provvedimento a favore dei consumatori: non solo non è prevista alcuna politica dei redditi, ma non è stata presa nemmeno una misura per favorire maggiore concorrenza e trasparenza nel mercato».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
