17 Settembre 2009

Si riparte tra riforme, tagli e rivolte

Tante difficoltà nella ripresa delle lezioni, ecco l’alfabeto della nuova scuola sarda  Non cessano le agitazioni dei precari, oggi manifestazioni a Sassari e Cagliari di Pier

 SASSARI. Si riparte. Da oggi nell’isola tornano in aula quasi 220mila studenti e poco meno di 22mila insegnanti. Tra riforme, tagli e proteste i prossimi mesi si presentano difficili. Soprattutto in Sardegna. Dove esistono problemi particolari, legati anche alle esigenze dei paesi minori. Ecco una guida per orientarsi mentre precari e sindacati annunciano altri sit-in per oggi. A come accorpamenti. Nel bene e nel male è uno dei cardini riorganizzativi. Grazie a queste misure è stato possibile non trasferire alunni e docenti, salvando la continuità d’insegnamento nei piccoli paesi. Ma il riassetto comporta rivoluzioni a cascata. Da oggi, per esempio, a Bosa la sede Ipsia viene unita all’istituto superiore di Macomer. Si va all’accorpamento dei plessi di Lotzorai della direzione didattica 2 e della secondaria di primo grado di Tortolì a Urzulei. Si aggregano i plessi di Silanus e Lei con Bolotana. E così via, in un puzzle allargato dove a volte non è semplice trovare le tessere. B come bidelli. Gli ausiliari della scuola sarda (insieme con tanti impiegati delle segreterie, molti tecnici e naturalmente i prof senza più lavoro) continuano a manifestare. I sindacati calcolano che saranno oltre cinquecento i posti in meno nell’isola. C come classi. Secondo i dati resi noti dall’Ufficio regionale, il numero degli iscritti è passato esattamente dai 220.343 del 2008 agli attuali 218.754. Per via della bassa natalità c’è stata una contrazione di classi: da 11.567 a 11.250. Ma i sindacati sostengono che una migliore distribuzione avrebbe avuto effetti meno devastanti. D come diritti. In tanti parlano «della violazione di fondamentali principi». Sono così scesi in campo tutti i sindacati, confederali e autonomi, oltre a numerosi partiti del centrosinistra. Proprio ieri Rosario Musmeci, Sinistra e libertà, ha ribadito le critiche alla giunta regionale. Per aggiungere: «Le difficoltà dipendono dalle scelte della Gelmini e dal modo in cui l’assessore Baire e il governatore Cappellacci le stanno supportando». E come esami. In 3ª media il punteggio finale deriverà dalla media aritmetica del voto d’ammissione, degli orali e degli scritti sostenuti davanti alla commissione esaminatrice (inclusa la prova Invalsi). F come Federazione lavoratori della conoscenza. è la struttura della Cgil che si batte contro i piani governativi sul territorio. Anche oggi il suo segretario regionale, Peppino Loddo, sarà in prima fila al corteo promosso per le 11.30 davanti al palazzo della presidenza della Regione, in viale Trento, a Cagliari. Alla manifestazione aderiscono Comitato dei precari e Cobas. Intanto il dirigente della Flc per Sassari, Lia Camboni, annuncia: «Stamane, dalle 11.30 alle 13.30, faremo un sit-in davanti all’Ufficio scolastico provinciale, alla fine di corso Regina Margherita. Dalle 8.30 alle 20.30 gazebo informativo in piazza d’Italia. Lottiamo per salvaguardare i docenti in pericolo. Contestiamo il direttore Pietrella: ha cancellato 121 posti più di quelli chiesti dal ministero. Non accettiamo l’accordo Regione-Ministero: non tutela i precari e dirotta i fondi contro la dispersione scolastica». G come genitori. Assieme ai figli sono i più esposti ai contraccolpi della riforma. Molti hanno chiesto il tempo pieno, che in teoria la Gelmini sostiene essere già aumentato nelle elementari ma che nell’isola risulterebbe invece non garantito in numerosi plessi. Come per esempio a Senorbì e in altri paesi. Ovunque l’incremento delle classi a tempo pieno risponde alla richiesta delle famiglie, che – secondo il Miur – per il 30,4% hanno scelto le 40 ore settimanali con 2 insegnanti. H come handicap. Anche per l’assistenza ai disabili nell’isola sta levandosi un coro di reazioni negative. In parecchie scuole non esisterebbero sufficienti garanzie per far fronte alle diverse tipologie d’inabilità e al grande numero delle persone da coadiuvare. I come istituto comprensivo. Come l’accorpamento e le aggregazioni è uno dei punti per superare i tetti sul numero d’iscritti per scuola imposti dalla nuova legislazione. Così, come già in passato, si registrano mutamenti in diverse zone. Qualche caso concreto permette di spiegare meglio. A Ilbono viene costituito un istituto comprensivo nuovo grazie al vecchio preesistente e a quello di Arzana. Nel comune della Costa Smeralda se ne forma un altro con l’unione dei plessi di Arzachena per infanzia, primarie e medie e di Cannigione per materne ed elementari. A Macomer se ne costituisce un altro ancora: terrà conto delle esigenze di Bosa e Borore. E l’elenco potrebbe continuare, visto che il sistema nell’isola è proposto per decine di situazioni analoghe. L come lezioni. In generale alle elementari viene riformulato l’orario. Perlopiù sarà di 30 ore a settimana. Ma, se non interverrà in autonomia ogni scuola, verranno eliminati insegnamenti facoltativi. M come maestri. Nelle prime elementari, salvo scelte diverse fatte dal collegio dei docenti, da quest’anno si ritorna a un’unica figura di riferimento per i bambini. Successivamente questo modello coinvolgerà le altre classi in modo graduale. Abolite, dunque, le compresenze. N come necessità. Dalla saponette alla carta igienica, dalle supplenze alle fotocopie: la parola d’ordine è diventata quella di arrangiarsi. Anche da qui le prese di posizione di Cisl, autonomi dello Snals e della Gilda. Mentre la Uil scuola (attraverso il segretario, Giuseppe Macioccu) continua a chiedere che nel decreto ribattezzato salva-precari dalla Gelmini siano compresi tutti i precari inseriti nelle graduatorie in modo da garantire massima occupazione e risposte efficaci alle esigenze che via via si presentano negli istituti. O come online. Alle tradizioni pagelle le scuole potranno affiancarne altre consultabili sul sito internet di riferimento predisposto da ciascun istituto. P come precari. In Sardegna quest’anno, secondo i sindacati e i Comitati spontanei di categoria, sono quasi 2.000 duemila i prof e i maestri che rischiano di non lavorare (oltre 2.500 con gli altri operatori). Perciò anche a Sassari oggi, con l’avvio delle lezioni, si prevedono cortei promossi dai Coordinamenti di categoria e un sit-in dalle 11 in piazza d’Italia. Q come quadri. Ad affrontare la Maturità nell’anno finale delle superiori (adesso chiamato esame di Stato) saranno da quest’anno soltanto gli studenti che avranno almeno la sufficienza in tutte le materie (condotta compresa). Basterà dunque un unico 5, o un voto più basso, per dover ripetere l’anno. R come rischio.  Il Codacons ha presentato denunce perché le Procure verifichino se sono rispettate le norme di sicurezza. La contrazione delle classi, nelle aree urbane, potrebbe favorire il sovraffollamento. E, dato che molti istituti non sono in regola, i pericoli appaiono evidenti. S come sms. Dal 2009-2010 tutte le scuole possono avvertire subito i genitori delle assenze dei figli inviando messaggini telefonici. T come tetto, per il costo dei libri da adottare. Nelle elementari nessun mutamento sarà possibile per 5 anni, nelle medie e nelle superiori per 6. In caso di avvicendamento tra insegnanti, il subentrante potrà cambiare ma solo dall’anno successivo. U come uguaglianza. Tra i pochi criteri teorici della riforma tesi in astratto ad assicurare pari trattamento agli studenti, c’era quello di unificare l’abbigliamento con l’adozione di grembiuli e divise. Ma l’idea del ministro è stata bocciata e per ora non avrà un seguito. V come Via libera, per le materne. Manca sempre il benestare della Conferenza Stato-Regioni per iscrivere negli asili i bimbi che hanno solo 2 anni e mezzo (contro i 3 di oggi). Z come zaini. Consigli, raccomandazioni e suggerimenti di medici e specialisti non sono serviti, almeno per il momento, a fissare contromisure omogenee per evitare che il peso eccessivo di borse e zainetti crei ai ragazzi problemi fisici.

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