Sicurezza ferrovie italiane, Codacons: Colpa dei pochi controlli”
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- SestoPotere.com
(12/9/2009 11:45) | (Sesto Potere) – Roma – 12 settembre 2009 – Il Codacons è entrato in possesso di un documento riservato dell’ANSF (Agenzia Nazionale per la Sicurezza della Ferrovie) che riporta dettagliatamente gli incidenti ferroviari avvenuti nell’ultimo anno nel nostro paese, e i controlli e le ispezioni effettuate dall’ente per garantire la sicurezza del trasporto su rotaie. "Dal documento in questione, che fa riferimento al periodo giugno 2008-giugno 2009, emerge chiaramente un numero limitato di ispezioni – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Con un organico di 79 elementi, l’Agenzia ha effettuato in un anno complessivamente solo 51 controlli (definiti audit o follow-up). Di questi ben 20 sono stati relativi alla manutenzione delle porte dei treni!! Un risultato che non ci soddisfa affatto’. Come si ricorderà all’indomani della strage di Viareggio il Codacons attaccò duramente l’ANSF proprio per l’insufficiente attività di controllo su treni e infrastrutture. "La situazione non sembra essere migliorata – prosegue Rienzi – le ispezioni in materia di sicurezza ferroviaria sono sempre poche, mentre gli incidenti sui nostri binari sono ancora tanti e nel periodo giugno 2008-giugno 2009 hanno raggiunto quota 36, come risulta dal documento dell’Agenzia’. Inoltre il Codacons torna a criticare il piano annunciato pochi giorni fa dalle Ferrovie, che prevede 2 miliardi di investimenti, l’acquisto di nuovi treni e vantaggi per i pendolari. L’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, ha spiegato che l’arrivo di nuovi treni aumenterà solo del 10% il numero di vagoni a disposizione dei pendolari – spiega l’associazione – Ciò significa che l’operazione è sostanzialmente una rottamazione delle carrozze più vecchie che verranno sostituite con altre più nuove e moderne. Cambiamento che può anche andar bene, ma vogliamo sapere in quali tasche finirà questa montagna di soldi investiti, visto che l’aumento dei treni a disposizione dei pendolari non supererebbe il 10%. Il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, pone inoltre 5 quesiti al presidente di Fs Innocenzo Cipolletta e all’amministratore delegato Mauro Moretti: 1) è possibile garantire agli utenti che i costi del piano Ferrovie non verranno scaricati sulle tariffe ? Ed è vero che i fondi sono stati raccolti con una ricapitalizzazione sul libero mercato? 2) di quanti collegamenti giornalieri in più godranno effettivamente i pendolari alla fine dell’operazione? 3) Perchè non vengono spesi un po’ di soldi per pulire i treni vecchi ma ci si vanta dell’acquisto di quelli nuovi? 4) Perchè non si rimborsano i ritardi dei treni pendolari ma solo quelli degli Eurostar, considerando che il danno che subisce il pendolare a causa dei ritardi è proporzionalmente maggiore al danno subito per lo stesso motivo dall’utente Eurostar? 5) Come si pensa di raddrizzare i bilanci di Trenitalia e smetterla di ricorrere ai contributi statali se oggi, per andare da Napoli a Venezia in treno, si spendono 114 euro contro i 50 euro di un volo aereo a/r? Il Codacons annuncia inoltre che, non appena entrerà in vigore la legge sull’azione collettiva, promuoverà una class action in favore di tutti i pendolari d’Italia vittime dei disagi ferroviari, chiedendo a Trenitalia un risarcimento pari a 10 milioni di euro. Azione che potrà essere evitata – spiega l’associazione – solo se l’azienda si impegnerà a rimborsare agli utenti 1 euro per ogni minuto di ritardo dei treni. "Solo così infatti – dichiara Rienzi – si può sperare in un effettivo miglioramento della qualità del servizio e in una maggiore regolarità dei collegamenti’. L’ultima critica – dopo le numerose proteste dei telespettatori giunte all’associazione – il Codacons la riserva alla Rai. Oggi infatti, nel corso della trasmissione "Unomattina’, si è assistito ad una "mega-marchetta’ della rete di Stato in favore delle Ferrovie, con 15 minuti di informazione a senso unico, dove Mauro Moretti ha potuto lasciarsi andare ad affermazioni auto-osannanti, senza che vi fosse la voce dei fruitori del servizio: gli utenti. "In un paese civile e con una informazione equilibrata e corretta – conclude Rienzi – tutti gli autori del programma sarebbero stati immediatamente licenziati’.
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