9 Settembre 2009

In difesa delle banche “Basta con gli attacchi”

Le ultime stilettate del ministro dell’Economia «Gli istituti devono fare del buon credito, certi che le aziende siano in grado di restituirlo»

ROMA «Non si può dare la croce addosso alle banche». Inaugurando il Salone del tessile-moda a Milano, il presidente del consiglio ha corretto il tiro rispetto al suo ministro dell’Economia. La crisi talvolta rende difficile ottenere credito, e le imprese hanno le loro ragioni, ma, dice Silvio Berlusconi, «non si può accettare una accusa indiscriminata nei confronti delle banche». «Mettiamoci nei loro panni» ha detto, davanti a un pubblico di imprenditori: «Io sono figlio di un direttore di banca, e mio padre mi spiegava in maniera molto chiara che le banche sono lì per far credito, ma siccome lo fanno con i soldi dei risparmiatori devono fare buon credito, ed essere sicuri che quando prestano i soldi le aziende siano in grado di restituirli». Insomma, «mettiamoci nei loro panni», perché anche le banche sono imprese. Appena sabato scorso, a Cernobbio, Tremonti aveva accusato le banche di non aver «fatto la loro parte» nel reagire alla crisi; e aveva affermato che «le banche hanno una funzione pubblica». Secondo il ministro dell’Economia, le banche vanno «contro l’interesse del paese» se rifiutano le speciali obbligazioni che il governo è pronto a emettere per rafforzarle; il presidente del consiglio sottolinea l’importanza dell’offerta dei «Tremonti bond», per complessivi 12 miliardi di euro, tuttavia la definisce una «possibilità». Alle associazioni dei consumatori, sempre polemiche verso le banche, l’uscita del premier non è piaciuta affatto. «Berlusconi oltre a contraddire Tremonti offre un ombrello di protezione sulle malefatte dei banchieri» dichiarano insieme Elio Lannutti dell’Adusbef (ma anche senatore Idv) e Rosario Trefiletti della Federconsumatori.  Carlo Rienzi del Codacons pure rileva la contraddizione con Tremonti e si domanda «quante e quali società riconducibili a Berlusconi abbiano partecipazioni negli istituti di credito». Già il 28 agosto a Rimini Tremonti aveva riaperto l’offensiva contro le banche, per poi svilupparla sabato a Cernobbio. Ma già ieri mattina si potevano leggere delle critiche sui giornali più vicini al presidente del consiglio. Il Foglio sosteneva che a palazzo Chigi si dava ragione al ministro «nel merito» ma non «sul metodo, ossia nei toni». Sul Giornale, l’economista (e negli anni ’80 ministro delle Finanze) Francesco Forte andava assai più in là, scrivendo che «gli attacchi sempre più duri di Giulio Tremonti alle banche suscitano legittimi dubbi». Forte attribuiva a Tremonti la volontà di sostituire gli amministratori delegati di Intesa San Paolo e di Unicredit, Corrado Passera e Alessandro Profumo, perché simpatizzanti del Pd e capaci di influenzare i mezzi di comunicazione; ma difendeva il loro diritto a una opinione e concludeva: «Le banche non devono fare politica e i politici debbono lasciare libere le banche di fare la loro attività con le regole di mercato». Beninteso, il presidente del consiglio conferma la sua piena fiducia in Tremonti, un «difficile genio» che «aveva previsto tutto». La sua opinione sulla crisi resta che «siamo alla fase conclusiva; il peggio è passato, ma per uscirne bisogna non averne paura», dato che «molti dei motivi della crisi sono psicologici». Nel discorso di Milano, Berlusconi ha anche anticipato la posizione che prenderà al vertice dei capi di Stato e di governo del G-20, il 24 settembre a Pittsburgh. «Intervenire contro la speculazione – ha detto – è molto più importante che intervenire sui bonus per i dirigenti delle banche»; riferendosi soprattutto alla speculazione sulle materie prime che potrebbe rialzarne i prezzi con l’effetto di soffocare la ripresa economica. Ecco le sue parole: «Io un’idea ce l’ho: oggi con il 5% si compra a 6 mesi, un anno. Facciamogli pagare il 50% e vedrete che la speculazione si ferma di botto».

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