26 Agosto 2009

Crisi, tutti al mare ma senza bibite e gelati

Si staccano sempre gli stessi biglietti di un anno fa, ma gli incassi sono diminuiti del 15-20 per cento. Tenendo conto che le tariffe per l’ingresso negli stabilimenti balneari cittadini (giornalieri, mensili o stagionali che siano), secondo i gestori, sono rimaste invariate, il fenomeno si spiega esclusivamente con il crollo delle spese extra da parte dei bagnanti. Dal gelato alla bottiglietta d’acqua, dall’insalata di mezzogiorno alla doccia calda, passando per sdraio e lettini: i clienti genovesi hanno risparmiato su tutto quello che potevano, piuttosto che rinunciare al mare. Dunque, come giàè accaduto in passato, dagli stabilimenti arriva un coro di lamentele. Nonostante l’estate, dal punto di vista meteo e climatico, sia stata al top delle aspettative. A fare da contraltare restano studi e ricerche di Federconsumatori che con il presidente nazionale, Rosario Trefiletti, ribadisce che: «Anche in quest’estate di crisi, gli stabilimenti balneari hanno ritoccato le tariffe in media del 3,7 per cento. E la Liguria, Genova compresa, resta sempre in testa nella classifica del caro spiaggia».  Anche il Codacons, in un altro studio, ha confermato che trascorrere una giornata in uno stabilimento di medio livello in Italia costa, in media, 35 euro: la più cara d’Europa. La polemica, insomma, non è mai andata in vacanza. La novità, rispetto al passato, è che i titolari degli stabilimenti, pur respingendo le accuse di caro spiaggia, sembrano rassegnati e non danno dei "tirchi" ai clienti. Anzi: «Sapevamo che sarebbe stata un’estate difficile. Anzi pensavamo che ci sarebbe stato un crollo anche nelle prenotazioni e nelle presenze – racconta Claudio Galli, responsabile genovese del sindacato balneari (associazione legata ad Ascom) – in realtà, dal punto di vista numerico, un calo vero e proprio c’è stato solo in queste prime tre settimane di agosto, che sono state le peggiori di tutta la stagione. Ma a luglio c’era stato addirittura un 5 per cento in più nel numero dei bagnanti». Diverso, come detto, il riscontro sul fatturato: «Si è guadagnato di meno, non c’è nulla da fare. Molti bagnanti, condizionati dal clima di austerity, hanno speso di meno, risparmiando su tutto. La mazzata più grossa c’è stata proprio sui servizi extra e in particolare sulla ristorazione balneare». Galli, che è anche titolare dei Bagni Liggia, a Sturla, racconta una sua personalissima esperienza: «Quando ho iniziato a vedere che anche i miei clienti abituati a pranzare al ristorante, hanno preso l’abitudine di portarsi il cibo precotto da casa, ho preferito lasciare loro la possibilità di utilizzare gli stessi tavoli dell’esercizio pubblico. Del resto, se la gente ha meno soldi da spendere, non possiamo prendercela con nessuno. Anzi dobbiamo ringraziare i nostri clienti che sono rimasti fedeli». Stesso punto di vista è offerto anche da Matteo Rezzoagli, responsabile Confesercenti per i balneari genovesi: «Sia nel levante sia nelle altre zone in concessione della città, c’è stato un decremento legato al crollo dei consumi non direttamente legati all’attività balneare. Abbiamo calcolato che se un anno fa il 40 per cento dei clienti portava il cibo da casa, oggi la percentuale è salita al 60 per cento. Nel caso di corso Italia, anche l’avvio del sistema di regolamentazione traffico con le zone blu ha inciso negativamente». Dai Sannazaro agli Estoril, dai Lido agli Sporting, il giudizio sulla zona blu e sull’abbonamento offerto ai bagnanti è univoco: «Per quanto sia limitata o scontata la cifra praticata per i parcheggi, resta il fatto che una persona costretta a pagare 5 euro al giorno o 30 euro al mese per posteggiare, finisce per tagliare altre spese. A cominciare da quelle degli stabilimenti». Insomma, si è speso per posteggiare e si è risparmiato sul cornetto o sul sacchetto di patatine. Per consolarsi, i titolari degli stabilimenti cittadini possono guardare ai dati regionali, che sono peggiori di quelli genovesi. «Si registra una pesante flessione delle presenze durante la settimana che non equilibra il buon andamento durante il weekend, con una complessiva diminuzione del 20 per cento sia per presenze che per consumi», dice Riccardo Borgo, presidente nazionale Sindacato balneari. Come dire che a Genova è andata meno peggio. La situazione di austerity, prevista e regolarmente arrivata, ha anche aguzzato l’ingegno dei vari titolari, che hanno offerto tariffe variegate. Così qualcuno ha puntato sull’abbonamento "pausa pranzo", da offrire ai clienti che si dedicano alla tintarella tra le 12 e le 14.30 (quasi tutti quelli di corso Italia, Sturla e Quarto), con un abbonamento medio dal costo di circa 100 euro al mese dedicato a questo tipo di clientela. Altri stabilimenti hanno offerto tessere a scalare, da dieci o venti ingressi da utilizzare nell’arco dell’estate.

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