26 Agosto 2009

Lockerbie, l’ira di Brown: sono disgustato

Dopo cinque giorni di assordante silenzio sulla vicenda che ha anche scosso i rapporti con gli Usa, il premier britannico Gordon Brown ha parlato sul caso Lockerbie, dicendosi «furioso» e «disgustato» per l’accoglienza festante riservata dalla Libia all’attentatore condannato per la strage costata la vita a 270 persone nel 1988, Abdelbaset al-Megrahi, liberato dalla Scozia per motivi di salute. Si tratta del primo commento fatto da Brown sulla vicenda, dopo che da giorni opposizioni e giornali lo attaccavano per la sua reticenza. Il premier ha quindi spiegato che a luglio, all’Aquila, aveva detto «in maniera assolutamente chiara» al leader libico Muammar Gheddafi che il governo britannico non poteva avere «alcun ruolo» nella liberazione per motivi umanitari di Al Megrahi, decisione che spettava ed è stata presa dall’esecutivo scozzese. Brown non ha però voluto dire se sia stato d’accordo con la scelta della scarcerazione per motivi umanitari presa dal ministro della Giustizia scozzese Kenny MacAskill: «Il mio primo pensiero è stato per le famiglie delle vittime dell’atrocità di Lockerbie». Intanto in Italia infuria la polemica sulla prevista esibizione delle Frecce Tricolori a Tripoli, fissata per il 1° settembre. Una manifestazione che festeggerà i 40 anni di potere del leader libico Muammar Gheddafi; e che arriverà al termine della visita del premier italiano Silvio Berlusconi, a Tripoli il 30 agosto per il Trattato dell’amicizia Italia-Libia. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, difende la scelta come «opportuna», anzi sottolinea che le Frecce rappresentano «l’orgoglio nazionale»; il collega della Difesa Ignazio La Russa si sorprende per tanti attacchi. Ma l’opposizione non arretra. «Il governo italiano oltre a portare le Frecce Tricolori in Libia, chieda garanzie assolute del rispetto del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo per quelle persone venute in Italia per sfuggire alla miseria e alla guerra dei loro Paesi», ha tuonato il segretario del Pd, Dario Franceschini, dopo aver visitato in ospedale i due eritrei sopravvissuti alla strage nel Canale di Sicilia. Stefano Pedica (Idv) chiede l’intervento del presidente della Repubblica: «Come al solito Berlusconi si dimostra il miglior amico dei dittatori che non rispettano i diritti umani, da Putin a Gheddafi al Presidente cinese. Ci aspettiamo un giusto richiamo da parte del presidente della Repubblica, che è anche comandante delle Forze armate perché si eviti questo ennesimo affronto all’Italia». «Se Berlusconi non rinuncerà alla visita a Tripoli, l’Udc è pronta a promuovere un sit-in davanti all’ambasciata libica, aperto a tutte le forze politiche, per protestare contro le continue provocazioni di Gheddafi», annuncia Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc. Frattini insiste però a difendere la decisione perché «le Frecce tricolori rappresentano l’orgoglio italiano e credo che sia giusto che i leader africani riuniti» a Tripoli, anche per un vertice dell’Unione africana, «le vedano sfrecciare». Mentre il Codacons scende in campo e «chiede l’intervento della Corte dei conti per una verifica sulla spesa di questa esibizione» e perché «indaghi se questa spesa è giustificata da veri interessi istituzionali».  

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