Ora anche nello sport conta l’analisi dei cromosomi
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
Mentre l’intero Sudafrica difende in coro la propria atleta Caster Semenya, vincitrice negli 800 metri, accusata dall’italiana Elisa Cusma di non essere una donna, il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per chiedere «il sequestro delle cartelle cliniche di eventuali ricoveri» dell’atleta e l’avvio di «un’obbligatoria azione penale per frode sportiva ». Ma siamo sicuri che caratteristiche esteriori come muscoli e voce maschili, seno piatto, fisico squadrato siano sufficienti per gettare dubbi sull’identità sessuale di un’atleta? «Caster non è la sola atleta donna con una morfologia mascolina, e la Federazione internazionale dovrebbe saperlo», ha dichiarato Brian Sokutu, il portavoce del Congresso nazionale africano (Anc), il partito al potere in Sudafrica. I caratteri sessuali secondari, del resto, mostrano sempre una grande variabilità, anche al di fuori dell’atletica: seni più o meno grandi, peli del corpo o del viso, pomo d’Adamo più o meno pronunciato fanno sì che le caratteristiche esteriori per definire a occhio il sesso di un individuo siano spesso assai più sfumate di quanto si vorrebbe credere. Che dire invece dei caratteri sessuali primari, quelli che hanno a che fare con la genetica? «Per spiegare casi in cui il segno genotipico è diverso da quello fenotipico, la letteratura medica parla ad esempio di sindromi adreno genitali, cioè di una virilizzazione di soggetti femminili causata da un disturbo ormonale del feto», spiega Gianni Romeo, professore di Genetica medica all’Università di Bologna. «Vale a dire che possono esistere alla nascita ambiguità nell’identificazione del sesso». Avendo a che fare con le prime fasi della vita di un individuo, di questa parte della genetica si occupano gli specialisti di pediatria, spiega ancora Romeo. Il giudizio di Alessandro Cicognani, direttore della clinica pediatrica Sant’Orsola Malpighi di Bologna, è assai netto. «Per sapere se un individuo è un uomo o una donna basta fare l’esame del cariotipo, ma non credo che le regole sportive lo prevedano. In effetti possono darsi casi, rarissimi, di persone etichettate come donne che in realtà non lo sono. Ma basta fare un’analisi dei cromosomi per sapere come stanno le cose. Ci sono anche casi di insensibilità agli androgeni in individui maschi, cioè con cromosoma xy. Il gene che regola la sensibilità agli ormoni maschili non funziona bene, così l’aspetto esteriore, il fenotipo, si manifesta come prettamente femminile ». Ovviamente non è questo il caso dell’atleta sudafricana, che potrebbe invece somigliare di più a quei soggetti che «hanno difetti genetici per cui, presentando alla nascita genitali femminili, o ambigui ma prevalentemente femminili, vengono definiti come femmine ma cominciano poi a sviluppare nel tempo caratteristiche virili via via più accentuate. In questi soggetti il cariotipo è maschile. Si tratta di casi "possibili", ma in realtà rarissimi». Resta da chiedersi, anche alla luce di queste premesse genetiche, se abbia davvero senso infliggere all’atleta quella che in Sudafrica definiscono senza mezzi termini una terribile umiliazione. Alla quale per altro Castor Semenya reagisce con grande calma e serenità. A difenderla c’è anche l’azzurro Alex Schwazer che, in attesa della sua 50 km di marcia, dichiara: «Mettetevi nei panni di questa ragazza, che si è allenata tantissimo e non si è fatta prendere dal panico per il Mondiale, dominando la sua gara. Poi le hanno detto che era un uomo: come vi sentireste? Io credo che bisognerebbe portarle più rispetto di quanto è accaduto finora. Pensiamoci…».
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