13 Agosto 2009

Altre tre vite spezzate dalla montagna

Altre tre disgrazie che vanno ad aggiungersi al pesante bilancio degli incidenti mortali avvenuti in quota nell’estate. Da giugno hanno perso la vita in montagna 34 persone, 20 solo dal 6 luglio. Proprio ieri sono stati celebrati i funerali di una delle vittime più giovani, Angelo Dell’Oro, il ragazzo di 16 anni morto sabato mentre cercava funghi sui monti del lecchese con un amico ancora ricoverato in gravissime condizioni. Le tre vittime più recenti, quelle di ieri, sono Rudolf Merker un’escursionista svizzero di 60 anni, Luisa Vissola 73 anni di Milano e Bernd Stolpe, turista tedesco di 41 anni. Ieri mattina in Valtellina il corpo di Merker è stato recuperato a 2800 metri di altezza sul sentiero Roma al Passo Camerotto, in Valmasino. L’uomo è precipitato nel vuoto mentre stava affrontando un passaggio particolarmente difficoltoso su un tratto del sentiero che, dal rifugio Gianetti conduce alla capanna Allievi. Appartiene invece a Luisa Vissola il cadavere recuperato nella tarda mattinata di ieri dal nucleo Speleo alpino fluviale dei Vigili del Fuoco in un burrone a Curiglia con Monteviasco, nei pressi di Luino (Varese). I volontari 118 e i vigili del fuoco hanno recuperato il corpo da un dirupo profondo circa 300 metri. Probabilmente la donna ha avuto un malore durante l’escursione assieme al marito e ad un’amica. La terza vittima della tragica mattinata è Bernd Stolpe, turista tedesco di 54 anni, morto ieri poco dopo le 11 sull’Alta via Meranese, in Alto Adige. L’uomo ha perso l’equilibrio mentre stava percorrendo il sentiero «Hans-Frieden-Weg» alcune centinaia di metri dopo il rifugio Gasthof Steinegg precipitando nel vuoto per circa 150 metri.  La tragedia ha assunto proporzioni così preoccupanti che anche il Codacons ha deciso di farsi sentire. «Quanti morti tra gli escursionisti ci dovranno ancora essere prima di rendersi conto che è necessario arginare questa escalation di morti con un’apposita legge?».  Il Codacons insiste quindi nel chiedere, oltre ad una campagna informativa sui rischi connessi alla montagna, una modifica della Legge – la 363 – sulle norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo: per l’associazione andrebbe estesa anche alle scalate. «Così come nella legge attuale si stabiliscono precise regole – si legge in una nota – da seguire per chi scende sulle piste da sci (precedenze, sorpasso ed altro) e disposizioni in materia di attrezzature (obbligo del casco per i minori di anni 14), con lo scopo di prevenire possibili incidenti, così si dovrebbero fissare regole più stringenti anche per chi decide di fare escursioni pericolose».  Si riunisca una commissione di esperti, propone il Codacons, e si stabiliscano le regole, con relative sanzioni per chi non le rispetta. Molti gli interrogativi a cui questa commissione dovrà rispondere. Per esempio, «le cordate vanno fatte o sono pericolose? I requisiti per diventare guida sono sufficienti? È necessario un patentino per scalare alcune vette particolarmente pericolose?». Il bilancio delle tragedie a luglio e agosto è veramente pesante: si contano infatti 34 vittime. A perdere la vita sono stati soprattutto cercatori di funghi e turisti stranieri come la donna tedesca morta il 17 luglio precipitando per 50 metri nella zona del Passo Giovo, in Alto Adige. Fra le tragedie più gravi c’è quella del 17 luglio sul Monte Rosa: tre alpinisti francesi, due donne e un uomo, hanno perso la vita precipitando per 300 metri da quota 3900, lungo un pendio del massiccio, dopo essersi smarriti nella nebbia. Anche gli scalatori più esperti spesso si trasformano in vittime della montagna. Il 31 luglio sul Monte Bianco una guida alpina svizzera e un suo allievo belga sono deceduti precipitando per 500 metri lungo la via dell’Innominata, a circa 4.000 metri di quota. Spesso inoltre, in quota basta un minimo errore, anche di una sola persona, per causare una tragedia. Il 4 agosto sulle Alpi Francesi, tre alpinisti torinesi sono morti precipitando da quota 3.400 metri nel massiccio degli Ecrins, nel Delfinato. A causare la tragedia sarebbe stata la caduta del primo alpinista della cordata che ha trascinato i due compagni per 400 metri.

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