E’ scontro aperto fra governo e petrolieri
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fonte:
- Il Mattino
Roma. È scontro aperto fra governo e petrolieri. Due ore di confronto serrato al ministero dello Sviluppo Economico non sono state sufficienti a trovare un accordo. Per ora il prezzo dei carburanti non si tocca. Le compagnie hanno chiuso la porta perfino alla richiesta dell’esecutivo di abbassare di 2 centesimi il prezzo alla pompa. Certo, nessuno può imporre per legge una riduzione dei prezzi dei carburanti. Ma altre volte la «moral suasion» esercitata dall’esecutivo aveva sortito effetti positivi. Ieri, invece, non sono serviti a piegare i petrolieri nè le parole del sottosegretario allo Sviluppo, Stefano Saglia nè le minacce delle associazioni dei consumatori. La Codacons, ad esempio, ha addirittura sollecito la Guardia di Finanza a controllore i fogli di acquisto dei carburanti e a sequestrare depositi e pompe nel caso in cui si siano registrati rialzi puramente speculativi. In azione anche Scajola che l’intervento di «Mister prezzi» e dell’Antitrust, per vigilare sul comportamento dei petrolieri. Ma non basta. Il governo, d’intesa con le Regioni, semplificherà le norme per favorire la diffusione dei carburanti più economici e «puliti» rispetto alla benzina. Sotto i riflettori anche i costi industriali lamentati ieri dai petrolieri: gli esperti di Scajola valuteranno se davvero esiste un differenziale, in questo settore, fra quelli italiani e quelli degli altri Paesi. Un nuovo vertice sui carburanti è previsto a settembre con «l’obbiettivo di avviare una riforma complessiva del settore che favorisca una maggiore efficienza, concorrenzialità e liberalizzazione». Intanto, gli automobilisti, si dovranno rassegnare e pagare di più il pieno di benzina proprio alla vigilia del maxi-esodo: domani almeno 16 milioni di italiani lasceranno le città per andare in vacanza. Bocciata anche l’ipotesi di una previsione trimestrale dei prezzi, sul modello di quello che già avviene per il gas e l’elettricità. Il piano è allo studio del ministro Scajola, ma non piace per niente ai rappresentanti delle compagnie petrolifere: «Sarebbe come tornare agli anni 70, quando c’erano i prezzi amministrati che hanno costretto molte società a lasciare il paese», fa sapere il portavoce dei petrolieri, Marco D’Aloisi. Se proprio deve intervenire, il governo potrebbe «sterilizzare l’Iva», riducendo il carico fiscale sulla benzina. Una posizione di chiusura che non è piaciuta per niente al sottosegretario Saglia: «Non si possono decidere aumenti dei prezzi alla vigilia delle partenze. Se venisse meno l’impegno delle compagnie in questo settore, potrebbero anche scattare sanzioni amministrative». Il governo, ha aggiunto Saglia, sta comunque considerando l’ipotesi di avviare autonomamente l’aggiornamento trimestrale dei prezzi del carburante, così come già avviene per il gas e l’elettricità. «Potremo perdere la pazienza usando modalità che riporterebbero indietro il mercato ma renderebbero più stabili i prezzi», ha concluso il sottosegretario. Del resto, secondo i calcoli del governo, i margini per ridurre i listini di super e diesel ci sarebbero già oggi. Per almeno due motivi. Prima di tutto l’impennata del greggio è determinata dalla speculazione internazionale legata ad una possibile ripresa dell’economia. Inoltre, per quanto riguarda l’Italia, c’è una differenza tra i prezzi registrati nel nostro Paese rispetto al resto d’Europa che non trova giustificazione del punto di vista dei costi industriali. È vero, aggiunge Saglia, che c’è una rete distributiva di 23 mila punti vendita rispetto ai 10-14 mila impianti degli altri Paesi europei. «Ma esiste un margine, certamente non enorme, ma che potrebbe dare un po’ di sollievo agli automobilisti italiani». Secca la replica di Marco D’Aloisi: «I rincari sono ampiamente giustificati e crediamo che non ci sia spazio per ridurre il costo alla pompa. Finché siamo in un regime di libero mercato, il costo della benzina segue l’andamento del mercato». Anzi, le compagnie si sarebbero mantenute molto caute, mantenendo i rincari al di sotto della soglia dei 3 centesimi. Se si fosse seguito meccanicamente l’andamento del prezzo del greggio, i rincari alla pompa sarebbero stati di 6-7 centesimi al litro.
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