Agosto gonfia i prezzi dei carburanti
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fonte:
- Rinascita
Con il prezzo del barile che dalla scorsa settimana ha superato la quota di 70 dollari sia a New York (la qualità Crude Light) che a Londra (il Brent) anche il prezzo della benzina ha ripreso la sua salita, con le compagnie petrolifere che hanno subito colto l’occasione per ritoccare i listini. L’Agip ha aumentato a 1,34 euro il prezzo della benzina verde con un rialzo di 3 centesimi. Mentre il gasolio è aumentato di 2,5 centesimi a 1,162 euro al litro. Le altre compagnie italiane e straniere l’hanno seguita a ruota, sia pure con rialzi differenziati. L’Unione Petrolifera ha subito messo le mani avanti difendendosi dalle accuse di speculazione, confermando l’assoluta correttezza di comportamento dei suoi associati e sottolineando che il rialzo riflette l’andamento del mercato, sia per quanto riguarda il prezzo del petrolio che dei prodotti raffinati. L’UP ha quindi accusato le associazioni dei consumatori di ignorare sistematicamente le motivazioni alla base dei recenti aumenti e di proseguire in un’opera di disinformazione e di produrre dati basati sulle sensazioni e non su riferimenti oggettivi. Secondo l’associazione dei petrolieri, sono state le previsioni e le attese di una ripresa dell’economia mondiale, ed in particolare di quella statunitense, a spingere di nuovo verso l’alto le quotazioni del petrolio e dei prodotti raffinati, benzina e gasolio, scambiati sulle piazze internazionali. Ma che si tratta di un fenomeno che non riguarda solamente il greggio sarebbe dimostrato dal fatto che contemporaneamente sono salite le quotazioni di ‘molte altre materie prime tornate al centro della speculazione finanziaria’. Una conferma ulteriore, si deve osservare, del fatto che il prezzo del barile a New York come a Londra viene determinato non già dagli scambi tra gli operatori del settore ma dalle speculazioni orchestrate da operatori privati estranei ad esso con sede in uno dei tanti paradisi fiscali, Svizzera in primis, che comprano e rivendono futures guadagnando cifre stratosferiche. Basta ricordare che quando scoppiò la crisi finanziaria dello scorso anno, oltre alle tragiche difficoltà incontrate dalle banche e dalle società finanziarie che avevano speculato sui derivati, il risultato più significativo e palpabile fu una scarsità di liquidità sul mercato internazionale. Privo della spinta necessaria il prezzo del barile crollò così in poco tempo dai quasi 150 dollari a meno della metà. Ma questo non fece venire in mente ai vari capi di governo che forse sarebbe stato il caso di introdurre regole per impedire ai non utilizzatori finali di greggio di giocare e speculare in borsa sui futures. L’Unione Petroli ricorda che il prezzo del barile (Brent) è tornato per la prima volta dall’ottobre 2008 a superare i 73 dollari rispetto ai 66 dollari di fine luglio, con un rialzo di oltre l’11%. Così, anche la benzina, sul mercato internazionale e nello stesso periodo, ha registrato un rialzo di quasi 5 centesimi di euro al litro tornando sui valori dell’ottobre 2008. Lo stesso discorso può essere fatto per il gasolio. L’UP osserva infine che anche l’andamento del prezzo interno (al netto delle tasse) di benzina e gasolio è stato inferiore a quello delle quotazioni internazionali. I consumatori, tra luoghi comuni, illusioni e realtà Proteste immediate sono arrivate dalle associazioni dei consumatori. Il Codacons ha parlato di ‘aumenti ingiustificati’ e ha chiesto al governo di convocare l’Eni, proprietaria dell’Agip, per pretendere chiarimenti. Sul mercato italiano infatti è l’Agip che traina i rialzi dei prezzi dei carburanti. E per il Codacons è ‘incredibile’ che sia proprio l’Agip del gruppo Eni, a sua volta di proprietà dello Stato, a decidere gli aumenti. Tenendo conto di questo suo potere di mercato, la società italiana dovrebbe mostrare ‘un comportamento più responsabile’. Per Federconsumatori e Adusbef invece, gli aumenti sono la dimostrazione lampante dell’inaccettabile meccanismo speculativo di doppia velocità di adeguamento dei carburanti, pronti a scattare al rialzo non appena le quotazioni del petrolio accennano ad aumentare, ma lentissimi ad adeguarsi quando queste ultime tendono al ribasso. Speculazioni che, a fronte di 6-7 centesimi al litro, comportano una maggiore spesa di 84 euro ad automobilista solo per costi diretti. Poi le due associazioni finiscono per rovinare tutto con le loro conclusioni laddove affermano che ‘si deve agire con decisione in direzione di una completa liberalizzazione del settore, aprendo la vendita anche alla grande distribuzione, così come già avviene con successo nel resto d’Europa’. Grande distribuzione significa supermercati. Si tratta della vecchia idea contenuta in una delle tante ‘lenzuolate’, i provvedimenti omnibus sulle liberalizzazioni dell’ex ministro dello Sviluppo, il DS Pierluigi Bersani che, con un occhio rivolto pure alle Coop rosse e ai loro supermercati, voleva che la benzina fosse messa in vendita nelle aree adiacienti a supermercati ed ipermercati. Un provvedimento che avrebbe buttato fuori dal mercato i piccoli gestori indipendenti operanti in un rapporto di franchising con i grandi marchi tipo Agip ed Esso e non in grado di abbassare i prezzi rifacendosi con gli incassi di altri prodotti, così come fanno i supermercati e ovviamente i distributori di carburante di proprietà diretta delle compagnie petrolifere che vendono i più svariati gadget. In altre parole le associazioni dei consumatori finiscono per agire non già per allargare il mercato ma per restringerlo ulteriormente a favore delle compagnie petrolifere, della grande distribuzione e di quei pochi gestori indipendenti che, grazie al numero degli impianti da loro controllati, possono muoversi agevolmente in una guerra dei prezzi basata su margini minimi.
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