Gli aumenti di martedì sono già storia. Perché quella di ieri è stata una nuova giornata di rincari per il prezzo della benzina
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fonte:
- Il Mattino
La levata di scudi delle associazioni dei consumatori evidentemente non è bastata. Gli aumenti di martedì sono già storia. Perché quella di ieri è stata una nuova giornata di rincari per il prezzo della benzina, che ha convinto il ministro Scajola a convocare le compagnie per oggi pomeriggio nella sede del ministero. Obiettivo: conoscere le motivazioni dell’ennesima raffica di aumenti, che arriva alla vigilia dell’esodo estivo. Se due giorni fa era stata l’Agip a guidare i rialzi, con un incremento di 3 centesimi sulla verde, questa volta è la Shell a dare un dispiacere agli italiani che si apprestano a partire per le agognate vacanze. Il colosso petrolifero anglo-olandese ha rialzato di 3,5 centesimi il prezzo della propria benzina, che arriva così a 1,349 euro al litro, e di 3 centesimi quello del diesel, che tocca quota 1,169 euro. Ma gli aumenti sono generalizzati e coinvolgono tutte le compagnie, che, con incrementi di entità diversa, portano la verde a 1,339 euro, quasi al livello degli 1,34 euro raggiunti già martedì dall’Agip. Più frammentato il panorama del diesel, con il prezzo che varia dagli 1,158 euro al litro di Erg e Total fino agli 1,169 euro di Shell. La mappa degli aumenti presenta notevoli differenze su base territoriale. È Napoli la città dove si spende di più per un pieno: nel capoluogo partenopeo, complice l’accisa regionale più alta d’Italia, un litro di verde costa 1,374 euro, con punte di 1,39 presso alcuni distributori. Più fortunati gli abitanti di Trieste, che per un litro di benzina spendono 5 cent in meno rispetto ai napoletani (1,324 euro). Le grandi città si trovano a metà classifica: a Roma la benzina costa 1,338 euro, a Milano 1,341. La nuova tornata di rialzi non lascia indifferente il governo. Se martedì il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia aveva parlato di «ultimo giro per i furbi», ieri a intervenire è stato in prima persona il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, che in una nota ha annunciato di aver convocato per oggi pomeriggio al ministero le compagnie petrolifere. La mossa di Scajola fa seguito alle critiche piovute anche ieri da parte delle associazioni dei consumatori, che, prima dell’intervento del ministro, erano ripartite alle carica. «Ogni anno si verifica la stessa situazione, con aumenti concomitanti agli esodi dei cittadini», sostiene il Codacons, che si appella all’Antitrust e a Mr Prezzi «affinché indaghino sui rincari». Nessuno si è accorto, fanno notare Adusbef e Federconsumatori, che negli ultimi giorni «l’euro si è apprezzato sul dollaro e questo dovrebbe comportare un abbattimento dei prezzi». Le due associazioni tornano a chiedere maggiori controlli sul «meccanismo intollerabile della doppia velocità». L’Adoc denuncia che dall’inizio dell’anno il prezzo della benzina è aumentato del 24%, mentre l’Adiconsum propone di vincolare le compagnie a variare il prezzo alla pompa per un periodo determinato. Ma questa volta le polemiche arrivano anche dal mondo della politica. Secondo il presidente della Commissione prezzi e tariffe del Senato Sergio Divina (Lega Nord), «è inaccettabile che le aziende di Stato, come l’Eni e nel particolare l’Agip, facciano da apripista alla stagione dei rincari. Chiediamo a Tremonti e Scajola di vigilare sulle attività di queste aziende». Un invito che arriva anche da Antonio Borghesi (Idv). Francesco Boccia (Pd) parla di aumenti «scandalosi» e si chiede ironicamente dove sia finito il Tremonti Robin Hood che voleva tassare i petrolieri. Gian Luca Galletti (Udc), infine, definisce «un fallimento» la politica del governo.
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