Autovelox col trucco
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
NAPOLI Nascosti tra gli alberi, posizionati subito dopo una curva. O, in strade dove il limite di velocità si dimezza nel giro di pochi metri così da rendere impossibile rallentare ed evitare la multa. Autovelox col trucco al centro di un’operazione che vede indagate più di 200 persone nel Casertano tra cui sindaci, amministratori locali, comandanti delle polizie municipali di 33 Comuni tra cui il capoluogo Caserta. Le indagini hanno avuto ieri l’epilogo con i carabinieri di Caserta e gli agenti della Polstrada che hanno sequestrato e coperto con teli neri una trentina di autovelox e photored. È stato evidenziato un sistema che, come sottolineano le forze dell’ordine, «creato dai Comuni e dalle ditte, in violazione di legge, rappresentava un modo di facile, ingiusto e rilevante profitto». Al centro dell’inchiesta le modalità di affidamento del servizio da parte dei Comuni alle ditte private, la non corretta indicazione in bilancio delle somme provento di sanzioni, le modalità di rilevazione delle infrazioni, l’omessa comunicazione alle autorità delle infrazioni al fine del decurtamento dei punti, illeciti nel trattamento dei dati personali. Truffa, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica, omissione di atti d’ufficio, soppressione, distruzione e occultamento di atti, violazione del codice della privacy sono i reati contestati. Secondo la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere «il controllo della circolazione ha perseguito finalità diverse da quelle di una maggiore sicurezza stradale. Il sistema ha consentito alle società private concessionarie del servizio di percepire "facili ed elevati profitti" e ai Comuni di fare "cassa" (reale o artificiosa) in modo quasi occulto». Agli amministratori locali viene contestato di aver fatto installare autovelox e photored senza uno studio sulla pericolosità e sull’intensità del traffico. Ci sarebbero stati anche accordi diretti con le ditte per l’installazione e il funzionamento delle apparecchiature e non attraverso regolari bandi di gara. La constatazione delle infrazioni attraverso i riscontri fotografici non veniva effettuata dai vigili urbani e dunque da un pubblico ufficiale ma da dipendenti delle stesse società che gestivano gli impianti che provvedevano anche a redigere i verbali ai quali, poi, apponevano – secondo l’accusa – la firma digitale di un vigile: fatto questo del tutto irregolare. I compensi alle ditte non erano fissi ma proporzionati all’entità della sanzione comminata. Il Codacons chiede di restituire, con gli interessi, agli automobilisti i soldi delle contravvenzioni elevate in maniera irregolare.
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