6 Agosto 2009

Caro benzina, Scajola chiama i petrolieri

 
Non si arresta la corsa dei prezzi: verde a 1,35. Il ministro interviene
 

 

MILANO E’ DURATO POCO il primato di Agip su benzina e diesel. Il sorpasso su entrambi i prodotti è arrivato ieri da Shell: 1,35 euro al litro sulla verde e 1,17 euro al litro sul diesel. Il dato emerge dal consueto monitoraggio di quotidianoenergia.it che ha riscontrato comunque rialzi per tutte le compagnie, sempre allineate, millesimo più millesimo meno, ad Agip. Puntuale la risposta del ministro Claudio Scajola (nel tondo, foto Prisma), che ha convocato per oggi le compagnie petrolifere al ministero, per esaminare la questione, dopo che il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, aveva parlato di «ultimo giro per i furbi». Secondo il presidente della Commissione Prezzi e Tariffe del Senato, Sergio Divina, «è inaccettabile che le aziende di Stato, come l’Eni e in particolare l’Agip, facciano da apripista alla stagione dei rincari. Chiediamo a Tremonti e Scajola di vigilare sulle attività di queste aziende». L’ADICONSUM, da parte sua, chiede di «vincolare le compagnie petrolifere a variare il prezzo ogni 3 mesi, come avviene già per il gas e l’elettricità», evidenziando come «solo ai carburanti sia consentito variare il prezzo ogni giorno». La Borsa delle materie prime, rileva l’associazione dei consumatori, «varia ogni giorno, siano esse prodotti agricoli o minerari, ma tutto ciò non ha come conseguenza una variazione dei prezzi giornalieri al consumo. A nessuna impresa industriale è consentito variare i prezzi quotidianamente. Fanno eccezione le compagnie petrolifere».  Il Codacons, invece, denuncia ricadute sulle vacanze degli italiani, mentre Federconsumatori e Adusbef auspicano un abbattimento dei prezzi dei carburanti, anche attraverso la liberalizzazione del canale di vendita.  «Ogni anno si verifica la stessa situazione, con aumenti concomitanti agli esodi dei cittadini», afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi, «ci appelliamo ad Antitrust e Mister Prezzi affinché indaghino sui rincari dei carburanti». Federconsumatori e Adusbef tornano a chiedere «maggiori verifiche e controlli sul meccanismo intollerabile della doppia velocità». Ma non bisogna dimenticare che dietro ai rincari dei carburanti c’è il prezzo del petrolio, ormai raddoppiato rispetto ai minimi pluriennali di fine 2008. Ieri il greggio americano Wti era fermo sui 71 dollari al barile, pur sempre oltre il doppio dei 33 dollari di dicembre. Malgrado la crisi riduca i consumi di energia che in Italia nel primo semestre del 2009 hanno registrato un calo dell’8,2% rispetto allo stesso periodo del 2008 e quindi anche il fabbisogno di idrocarburi, abbattendo dell’11,4% il prezzo del megawattora scambiato in Borsa, le prospettive non sono affatto tranquillizzanti. Il grande guaio ammoniscono gli analisti dell’Agenzia internazionale per l’energia potrebbe venire dopo. Sotto forma di una crisi energetica da rimbalzo, che potrebbe mettere al tappeto le ambizioni di nuova crescita. IL FENOMENO trainante di questo scenario non è nuovo: la crisi deprime gli investimenti e smobilita gli impegni. «Le compagnie petrolifere si legge nell’ultimo rapporto dell’Agenzia hanno cancellato o rinviato investimenti per circa 170 miliardi di dollari, che nel futuro prossimo sottrarranno alla disponiblità mondiale almeno 2 milioni di barili di petrolio al giorno. E se il trend rimarrà quello attuale, nei prossimi 18 mesi si aggiungeranno ulteriori tagli per 4,2 milioni di barili». Ma una volta agganciata la ripresa, s’innesca l’effetto boomerang: la richiesta riprende a decollare e gli approvvigionamenti faticano a tenere il passo. Fare previsioni attendibili, avverte il direttore dell’Agenzia, Nobuo Tanaka, è difficilissimo: «Ma l’anno prossimo potremmo avere di nuovo una crisi da carenza di offerta, come quella dell’anno scorso, quando il prezzo del greggio superò i 147 dollari al barile».
 

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