5 Agosto 2009

CODACONS AL GOVERNO: CONVOCHI I VERTICI ENI

La sigla di tutela: subito «chiarimenti sul perché l’azienda a controllo pubblico traina i prezzi»

ROMA La benzina rincara, mentre il petrolio (tornato sopra 71 dollari ieri l’altro) riprende invece la via della discesa dei prezzi sui mercati di riferimento, aprendo al ribasso sia a New York che a Londra. È stata l’Agip ad annunciare ieri un rialzo di 3 centesimi al litro per la verde, che fa lievitare il pezzo consigliato a 1,34 al litro. "Pepe" anche nel prezzo del gasolio, mezzo cent in meno di rincaro, 2,5 cioè per portarlo a 1,162. Con mano più leggera, ma accodandosi di fatto, giocano al rialzo con i loro pezzi anche Api/Ip, Erg, Q8 (solo per la verde), Shell, Tamoil e Total. E alle associazioni dei consumatori (ma verosimilmente, e in generale, a tantissimi automobilisti) sembra di rivedere un film già visto, o di assistere alla messa in scena a un copione già scritto: quello che abbina il costo del pieno alle ferie d’agosto e al conseguente vai e vieni di partenze per le vacanze. «I nuovi aumenti sono la dimostrazione lampante della doppia velocità di adeguamento dei prezzi dei carburanti», affermano ad esempio Federconsumatori e Adusbef, sottolineando che l’Agip, dopo le riduzioni della settimana scorsa, ora rialza i prezzi «alla velocità della luce». Secondo le associazioni si tratta «dell’ennesima dimostrazione lampante dell’inaccettabile meccanismo speculativo di doppia velocità di adeguamento dei carburanti, pronti a scattare al rialzo non appena le quotazioni del petrolio accennano ad aumentare, ma lentissimi ad adeguarsi quando queste ultime sono in ribasso».  E il Codacons si rivolge direttamente al governo affinché convochi «i vertici di Eni, Poli e Scaroni, per avere chiarimenti – spiega l’associazione di tutela in un comunicato – considerato che gli aumenti dell’Agip sono del tutto ingiustificati».  Codacons conclude parlando di «speculazione sui tartassati automobilisti grazie alla ben nota doppia velocità sull’adeguamento al prezzo del petrolio». La replica delle compagnie arriva attraverso il proprio organismo di categoria, l’Upi, che rivendica «assoluta correttezza di comportamento delle aziende il cui riferimento restano i mercati internazionali», dove negli ultimi giorni si è registrato un aumento del prezzo del petrolio e dei prodotti raffinati. Un aumento la cui speigazione va cercata, secondo questa analisi nelle attese di ripresa dell’economia mondiale, ed in particolare di quella americana, che «hanno nuovamente spinto verso l’alto le quotazioni del petrolio e dei prodotti raffinati, benzina e gasolio, scambiati sulle piazze internazionali, nonché di molte altre materie prime tornate al centro della speculazione finanziaria». L’Upi poi polemizza, come già in altre occasioni, con le sigle di tutela dei consumatori: «Queste e non altre – recita la nota dei petrolieri – sono le motivazioni alla base dei recenti aumenti dei prezzi dei carburanti, sistematicamente ignorate dalle associazioni dei consumatori che, come purtroppo più volte abbiamo dovuto rilevare, proseguono nella loro opera di disinformazione producendo dati basati sulle sensazioni e non su riferimenti oggettivi». In ogni caso, i nuovi aumenti erodono ancora il margine di "risparmio energetico" indicato in sede di calcoli preventivi sul 2009 per le famiglie italiane, e che era stato indicato come uno dei possibili fattori di compensazione agli effetti della crisi economica sul fronte del riavvio dei consumi. A oggi, il prezzo della verde è salito di oltre 7 cent da metà luglio. Il riflesso sul pieno è di quasi 4 euro (3,8 per il diesel e 3,6 per la verde). Ma in periodo di esodo il conto sul portafogli degli automobilisti ovviamente rischia di diventare più pesante.

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